Personale comunale: prima crescita dal 2007, ma le dimissioni superano i pensionamenti

Il rapporto IFEL 2026 sul personale dei Comuni italiani: primo saldo positivo dal 2007, ma 145mila uscite attese nei prossimi sette anni, le buste paga troppo basse svuotano gli organici

23 Aprile 2026
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Il rapporto IFEL Il personale dei Comuni italiani. Edizione 2026 fotografa un comparto in lenta risalita ma strutturalmente fragile. Nel 2024 i dipendenti comunali sono 343.200, con un aumento di poco più di 1.500 unità rispetto al 2023: primo segno positivo dal 2007. Eppure il dato complessivo resta del 28,4% inferiore a quello di diciassette anni fa. Nei prossimi sette anni, secondo le stime IFEL, usciranno circa 145mila unità, quasi la metà dell’attuale forza lavoro a tempo indeterminato.

>> Consulta il Rapporto IFEL “Il personale dei Comuni italiani. Edizione 2026” — Aprile 2026.

Quadro d’insieme: un comparto che riprende fiato, ma con cautela

Nel 2024 le assunzioni a tempo indeterminato hanno superato le cessazioni: 28.020 ingressi contro 25.167 uscite.

Il personale in servizio ammonta a:
– 337.107 dipendenti;
– 3.738 dirigenti;
– 2.329 segretari comunali.

L’età media dei dipendenti a tempo indeterminato è 51 anni, cinque anni in più rispetto al 2007. Il 23,3% ha già superato i 60 anni. Sul piano geografico, le disparità restano marcate: Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige contano quasi 10 dipendenti ogni mille abitanti, contro i 3,79 della Puglia. Le retribuzioni comunali si confermano tra le più basse dell’intero pubblico impiego: un istruttore percepisce in media 29.993 euro lordi annui, a fronte dei 33.267 euro nelle Regioni a statuto ordinario.

Il personale a tempo indeterminato: turnover positivo ma dimissioni in crescita

Il turnover ha registrato un saldo attivo per il secondo anno consecutivo. Tuttavia, nel 2024 le uscite per dimissioni volontarie hanno superato per la prima volta quelle per pensionamento. Nel periodo 2017-2024 circa 82mila persone hanno abbandonato il posto in Comune per cause diverse dal pensionamento: il 26% dell’attuale organico stabile. Il fenomeno segnala una crisi strutturale di attrattività, alimentata da retribuzioni inadeguate e da limitate prospettive di crescita professionale. I dirigenti a tempo indeterminato sono 2.675, con un’età media di 56 anni; appena l’1,6% ha meno di 40 anni.

Il personale dei piccoli Comuni: organici al limite della tenuta

Nei Comuni con meno di 5mila abitanti il quadro è ancora più critico. Il personale stabile è passato da 61.795 unità nel 2013 a 53.228 nel 2024 (-13,9%). Nei Comuni fino a mille abitanti la riduzione raggiunge il -19%. Ma il dato quantitativo nasconde una trasformazione ancora più profonda: in un decennio l’incidenza del lavoro a tempo parziale è raddoppiata, passando dal 14,1% al 29%. Quasi un dipendente su tre lavora quindi part-time. Oltre un terzo dei piccoli Comuni dispone di non più di 5 dipendenti; circa due terzi non superano le 10 unità. In questo contesto, anche la perdita di una sola unità può compromettere la continuità amministrativa dell’Ente.

La cura del personale: formazione in crescita, ma ancora insufficiente

Le spese di formazione raggiungono nel 2024 il valore più alto della serie storica: 33,5 milioni di euro, pari a 98 euro per dipendente. La ripresa è incoraggiante dopo i tagli degli anni precedenti, ma il confronto con il periodo pre-2012 (quando si superavano i 97 euro pro capite già nel 2008) ridimensiona il risultato. Il 57,8% dei Comuni non aveva un piano formativo per il 2024; tra gli Enti sotto i mille abitanti la quota sale al 75%. Solo il 15,2% dei Comuni dispone di un responsabile della formazione dedicato.

I commenti degli esperti e l’indagine IFEL “Lavorare in comune”

Il seminario IFEL del 23 febbraio 2026, la stessa data in cui sono stati firmati i nuovi CCNL delle Funzioni locali, ha messo a fuoco le priorità strategiche:
1) pianificazione pluriennale del ricambio generazionale;
2) rafforzamento dell’attrattività;
3) revisione dei profili professionali in chiave digitale.

L’indagine IFEL condotta nel 2025 su 6.698 dipendenti comunali conferma il paradosso del comparto: si entra in comune per stabilità e conciliazione vita-lavoro (punteggio 4/5), ma si valuta di uscirne principalmente per la retribuzione non adeguata (4,13/5). Il gap salariale rispetto ad altre Amministrazioni Pubbliche e al settore privato non è colmabile entro i soli spazi contrattuali: serve, secondo gli esperti, un approccio integrato che combini leve economiche, organizzative e normative.

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