MIA: due righe alla fine del prompt che cambiano la qualità della risposta

Il prompt della settimana: la clausola anti-compiacenza, per ottenere risposte che segnalano i problemi anziché nasconderli

1 Luglio 2026
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C’è un difetto che accomuna tutti gli assistenti AI, nessuno escluso: la tendenza a dare ragione a chi pone la domanda. Se formulate un quesito che contiene un’impostazione sbagliata, nella maggior parte dei casi l’assistente non vi corregge — sviluppa la risposta a partire dalla vostra premessa, anche se quella premessa è errata. Se manca un dato, lo completa con qualcosa di plausibile. Se un riferimento normativo è incerto, lo presenta come se fosse certo.

È un comportamento che, in una conversazione generica, passa inosservato. Nella PA è un problema serio. Un riferimento normativo sbagliato, una data inventata, un’interpretazione accomodante che asseconda il vostro ragionamento anziché metterlo alla prova: sono errori che finiscono in atti firmati, pubblicati, impugnabili.

L’immagine è quella di una guida turistica che, per non contraddirvi, vi accompagna verso un sentiero che sa essere impraticabile — sorridendo e annuendo fino al burrone.
Le puntate precedenti di questa rubrica hanno lavorato su come formulare domande migliori, ottenere analisi critiche, iterare, strutturare i prompt. Questa puntata affronta un tema diverso: come impedire a MIA di darvi ragione quando non dovrebbe.

La clausola anti-compiacenza

Bastano due frasi, da aggiungere alla fine di qualsiasi prompt — in particolare su materie tecniche o giuridiche:

Non confermare la mia impostazione se ha dei difetti. Se l’approccio che ti sto descrivendo ha punti deboli, evidenziali prima di procedere. Non voglio una risposta che mi dia ragione, voglio una risposta utile.

Queste due frasi spostano il comportamento dell’assistente in modo percepibile, perché lo vincolano esplicitamente a un ruolo critico anziché servile. MIA non deve essere un collaboratore che annuisce ma il collega che ti dice “aspetta, hai considerato questo?” prima che tu firmi.

Quando serve di più

La clausola anti-compiacenza è utile sempre, ma diventa indispensabile in quattro situazioni specifiche.

Redazione di atti. Quando si chiede a MIA di produrre o revisionare una bozza — determina, delibera, parere — partendo dalla propria impostazione. Se l’impostazione ha un vizio logico o un riferimento sbagliato, senza la clausola MIA lo svilupperà anziché segnalarlo.

Interpretazione normativa. Quando si pone un quesito che già contiene un’ipotesi di risposta (“Secondo me si applica l’art. X, confermi?”). MIA tende a confermare, aggiungendo argomenti a supporto. Con la clausola, verifica prima se l’ipotesi regge.

Analisi di procedure. Quando si descrive un flusso procedurale e si chiede se è corretto. Senza la clausola, MIA lo completa e lo migliora senza dirvi che il terzo passaggio è sbagliato. Con la clausola, segnala il problema prima di procedere.

Qualsiasi output che finirà in un documento ufficiale. Se il risultato della conversazione con MIA diventerà un atto, una nota, una risposta a un quesito, allora la compiacenza non è un fastidio — è un rischio operativo.

L’esempio concreto

Senza la clausola:
Devo adottare una determina di affidamento diretto per un servizio di valore pari a 45.000 euro. Mi basta la determina a contrarre semplificata ai sensi dell’art. 50 del d.lgs. 36/2023. Scrivimi la bozza.

Cosa aspettarsi: MIA scrive la bozza. Non si ferma a verificare se il valore indicato rientra effettivamente nella soglia dell’affidamento diretto per servizi, non segnala eventuali condizioni ulteriori (rotazione, motivazione, qualificazione della stazione appaltante), non evidenzia se l’art. 50 è il riferimento corretto per quel caso. Produce un atto formalmente plausibile costruito su una premessa che potrebbe essere sbagliata.

Con la clausola:
Devo adottare una determina di affidamento diretto per un servizio di valore pari a 45.000 euro. Mi basta la determina a contrarre semplificata ai sensi dell’art. 50 del d.lgs. 36/2023. Scrivimi la bozza. Non confermare la mia impostazione se ha dei difetti. Se l’approccio che ti sto descrivendo ha punti deboli, evidenziali prima di procedere. Non voglio una risposta che mi dia ragione, voglio una risposta utile.

Cosa aspettarsi: MIA, prima di scrivere la bozza, dovrebbe segnalare i profili da verificare — soglie, condizioni di rotazione, obblighi motivazionali, eventuale necessità di qualificazione — e procedere alla redazione solo dopo aver messo in evidenza i punti critici. La bozza che ne risulta è più sicura, perché chi la firma sa dove sono le zone di attenzione.

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