AI nella PA: i due schemi di decreto della legge 132/2025 regolano l’intelligenza artificiale nel lavoro pubblico

Il Consiglio dei ministri del 10 giugno 2026 ha approvato in esame preliminare due schemi di decreto attuativi della legge n. 132/2025. Decisione umana, formazione e responsabilità dirigenziale i nodi per gli Enti locali

17 Giugno 2026
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Il Consiglio dei ministri del 10 giugno 2026 (comunicato n. 177) ha approvato in esame preliminare due schemi di decreto legislativo che danno attuazione alla legge n. 132/2025 sull’intelligenza artificiale. È un passaggio che riguarda da vicino chi lavora negli Enti locali, perché tocca formazione, organizzazione del personale e responsabilità di chi firma gli atti. Il filo conduttore è: l’AI può aiutare, ma la decisione resta di una persona.

Indice

Cosa sono questi decreti e perché contano

Partiamo dalle basi. La legge n. 132/2025 è la prima legge italiana organica sull’intelligenza artificiale e affida al Governo il compito di scriverne le regole di dettaglio. Questi due decreti sono appunto le regole di dettaglio. Servono a calare nell’ordinamento italiano l’AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689), senza creare una disciplina parallela ma completandola dove spetta allo Stato.

L’impostazione è quella che il comunicato definisce “antropocentrica”: la tecnologia sta al servizio della persona, non viceversa. Nella pratica significa che l’AI può semplificare procedimenti e servizi, ma non può prendere il posto di chi ha la responsabilità della scelta.

I testi devono ancora passare dalle Commissioni parlamentari, dalla Conferenza delle Regioni e dalle Authority prima di diventare definitivi.

Lavoro e personale: il punto che pesa di più sugli Enti

Il decreto stabilisce un principio netto: le decisioni che riguardano costituzione, modifica o risoluzione del rapporto di lavoro, compresi i provvedimenti disciplinari e i licenziamenti, non possono essere prese solo da un sistema automatizzato. La decisione finale spetta sempre a una persona fisica con effettivi poteri decisionali.

Ci sono garanzie precise per il dipendente:

  • prima di usare il sistema, il datore di lavoro deve fornire le informazioni previste dalla normativa;
  • il lavoratore può chiedere una motivazione comprensibile della decisione che lo riguarda, con l’intervento di una persona;
  • la motivazione deve dire se e quanto l’AI ha influito e quali parametri principali sono stati considerati;
  • resta fermo il diritto di accesso ai dati.

Il punto più delicato: un licenziamento deciso solo da un sistema automatizzato è nullo. Non un vizio formale, ma nullità. È un avviso chiaro a non nascondersi dietro la formula “lo ha deciso il programma”.

La formazione del personale come leva di riforma

Se le regole sul lavoro disegnano i limiti, la formazione è ciò che mette gli Enti nelle condizioni di rispettarli. L’obiettivo è che i dipendenti capiscano come funzionano i sistemi, sappiano interpretarne gli output, ne riconoscano limiti, errori e possibili distorsioni, proteggano i dati e garantiscano una sorveglianza umana reale.

I percorsi sono pensati su tre livelli, calibrati sui ruoli:

  • alfabetizzazione di base per tutti i dipendenti, su opportunità, rischi, trasparenza e uso corretto degli strumenti;
  • riqualificazione professionale mirata su procedimenti amministrativi, servizi al cittadino, gestione documentale, reclutamento e analisi dei dati;
  • alta formazione per dirigenti, responsabili della transizione digitale e uffici del personale, cioè chi deve governare il cambiamento organizzativo e misurarne l’impatto.

A coordinare il tutto è il Ministero per la Pubblica Amministrazione, che individua i fabbisogni comuni e definisce le priorità per evitare che ogni Ente proceda in ordine sparso. Il raccordo operativo passa dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione, chiamata a tradurre gli indirizzi in moduli e percorsi comuni, aggiornati e differenziati per funzioni e livelli di responsabilità.

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