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Decreto Dignità: il complesso percorso verso la conversione in legge

Cade il bando di concorso se non è stata svolta la mobilità volontaria in modo contestuale

Decreto Dignità: Confindustria mette in evidenza le critiche al decreto legge 12 luglio 2018, n. 87 già sollevate durante gli undici giorni di gestazione del testo, il tempo trascorso tra il Consiglio dei ministri della sua approvazione e la pubblicazione del testo: “Pur perseguendo obiettivi condivisibili” rende “più incerto e imprevedibile il quadro delle regole” per le imprese “disincentivando gli investimenti e limitando la crescita”. Secondo Confindustria il ritorno delle causali, che sarà obbligatorio dopo il primo rinnovo del contratto a termine, esponendo le imprese “all’imprevedibilità di un’eventuale contenzioso, finisce nei fatti per limitare a 12 mesi la durata ordinaria del contratto a tempo determinato, generando potenziali effetti negativi sull’occupazione oltre quelli stimati nella Relazione tecnica al decreto (in cui si fa riferimento a un abbassamento della durata da 36 a 24 mesi)”. Una stima di 8mila lavoratori occupati in meno l’anno, che ha generato una durissima polemica tra la maggioranza e il presidente dell’INPS, Tito Boeri. A dare queste indicazioni è stata la direttrice generale dell’associazione degli imprenditori, Marcella Panucci, in audizione alla Camera alle commissioni riunite Finanze e Lavoro.

Nel frattempo si struttura il percorso di conversione del decreto con gli emendamenti in preparazione per correggere il testo: affiora ora la restituzione dell’aggravio contributivo, lo 0,5% che scatta su ciascun rinnovo di un contratto a termine, nel caso in cui l’impresa decida di convertire il rapporto a tempo indeterminato. Questa è una delle misure che la maggioranza vuole inserire in un emendamento al “decreto estivo”, con l’obiettivo di favorire le stabilizzazioni dei contratti a termine. L’intervento sarà automatico e dovrebbe rappresentare il primo assaggio del taglio al cuneo fiscale e contributivo annunciato in autunno, con la legge di Bilancio. Nel frattempo in Parlamento è braccio di ferro tra Lega e M5S sulla semplificazione delle causali, reintrodotte dopo i primi 12 mesi di contratto a tempo “libero” dal decreto 87. I grillini fanno muro contro le modifiche proposte dalla Lega.

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