Retribuzioni del personale PA: l’ultima indagine dell’ARAN

Dai rinnovi dei CCNL alle differenze territoriali nella sanità, passando per il confronto con il settore privato: come leggere gli ultimi dati sulle retribuzioni pubbliche

12 Gennaio 2026
Modifica zoom
100%

Il 29 dicembre scorso è stato pubblicato sul sito dell’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni un nuovo numero del Rapporto semestrale 2025 sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici. Questa volta, l’ARAN compie un cambio di impostazione significativo.

>> CONSULTA IL RAPPORTO SEMESTRALE SULLE RETRIBUZIONI DEI DIPENDENTI PUBBLICI DELL’ARAN.


Accanto alla consueta lettura delle dinamiche retributive, influenzate da inflazione, rinnovi contrattuali e indennità di vacanza contrattuale, l’attenzione si sposta sui livelli effettivi di retribuzione “in busta paga” e sui differenziali esistenti all’interno dei comparti. Una scelta per innescare una riflessione che parta dal fornire elementi per rendere i cittadini e i dipendenti consapevoli delle diseguaglianze territoriali e professionali nella PA, tema indispensabile, tornato recente in auge nel dibattito pubblico.

Indice

La sanità/differenze retributive in base alla professione

Il comparto Sanità diventa il primo banco di prova dell’analisi. Per ovvie ragioni, vista la sensibilità del settore, l’Agenzia lo utilizza come esempio privilegiato. Con oltre mezzo milione di dipendenti non dirigenti a tempo indeterminato, rappresenta infatti il settore dove i livelli retributivi sono più elevati ma anche più differenziati.

Nel 2023, la retribuzione media annua “di fatto” si colloca attorno ai 36 mila euro per il ruolo sanitario, contro valori sensibilmente inferiori per i ruoli sociosanitario e amministrativo. Numeri che fotografano non solo il peso delle competenze, ma anche l’eterogeneità organizzativa del Servizio sanitario nazionale.

Questa macro area di Comparto denominata Sanità è stratificata su più livelli:
Professionisti della salute e funzionari (principalmente infermieri), quasi nella sua totalità compongono il ruolo sanitario;
Operatori specializzati (OSS – Operatori sociosanitari), in larga misura, compongono il ruolo sociosanitario;
Assistenti (23 mila su 55, ovvero circa la metà), ricoprono il ruolo amministrativo;
Diverse aree, seppur, con prevalenza di personale di supporto nel ruolo tecnico.

retribuzioni medie visual selection

La sanità/differenze retributive in base al territorio

Il Rapporto ARAN mette in evidenza come le differenze territoriali nelle retribuzioni non si dispongano lungo confini regionali rigidi, ma seguano piuttosto geografie funzionali e gestionali. Le mappe retributive mostrano aree contigue, soprattutto nel Nord del Paese, caratterizzate da livelli medi più elevati, mentre altre zone presentano valori sensibilmente inferiori, anche a parità di profilo professionale.

La variabilità non è riconducibile a un’autonomia regionale formalizzata, bensì alla capacità delle singole aziende sanitarie di alimentare la componente accessoria della retribuzione, attraverso fondi, indennità e incentivi. Ne deriva un quadro nel quale aziende vicine tendono ad allinearsi nei livelli retributivi, mentre differenze significative possono emergere tra territori anche formalmente soggetti allo stesso assetto normativo.

Questo dato ridimensiona letture semplificate sulle diseguaglianze “Nord-Sud” e suggerisce che il vero fattore discriminante risieda nelle scelte organizzative e finanziarie locali: nelle Province collocate nella fascia centrale, lo scostamento retributivo tra ruolo sanitario e amministrativo si mantiene tra il 21% e il 24%, in linea con la media nazionale, segnalando contesti nei quali le aziende sanitarie adottano assetti retributivi sostanzialmente equilibrati e coerenti con l’impianto contrattuale.

Alle estremità della mappa si collocano invece le realtà in cui le scelte gestionali accentuano la differenziazione: da un lato, Province in cui la retribuzione delle professioni sanitarie supera ampiamente quella amministrativa, oltre il 24%, riflettendo una strategia di forte valorizzazione del personale clinico; dall’altro, territori in cui il differenziale scende sotto il 21%, riducendo la distanza tra i profili e attribuendo un peso relativamente maggiore alle funzioni amministrative.

S visual selection

Rinnovi contrattuali e IVC ridisegnano le retribuzioni nella Pubblica Amministrazione

Nel secondo capitolo del Rapporto, l’ARAN fotografa una fase di riassestamento delle retribuzioni contrattuali nella Pubblica Amministrazione, fortemente influenzata dalla recente stagione di rinnovi. Alla fine di settembre 2025 risultano in vigore 46 contratti, che regolano il trattamento economico di circa 7,5 milioni di dipendenti, mentre 29 contratti sono ancora in attesa di rinnovo e coinvolgono 5,6 milioni di lavoratori, pari al 43,1% del totale.

Un dato che restituisce l’immagine di un sistema contrattuale non ancora pienamente stabilizzato, nel quale convivono assetti rinnovati e regimi transitori. Nel terzo trimestre 2025 la dinamica delle retribuzioni contrattuali mostra un rallentamento rispetto ai trimestri precedenti, pur mantenendosi su livelli superiori all’inflazione. All’interno di questo quadro, la Pubblica Amministrazione si distingue per una dinamica più sostenuta, legata in modo diretto al recepimento dei nuovi CCNL e all’erogazione della nuova indennità di vacanza contrattuale riferita al triennio 2025-2027.

I recenti rinnovi hanno dunque contribuito a modificare l’assetto retributivo della PA, incidendo sugli indici di crescita proprio mentre altri comparti dell’economia, in particolare l’industria, registrano una decelerazione. Per l’ARAN, si tratta di un effetto riconducibile a fattori contrattuali ben identificabili, che impone una lettura prudente dei dati e conferma come l’attuale dinamica retributiva della PA sia il risultato di scelte negoziali recenti, più che di un mutamento strutturale di lungo periodo.

Confronto tra pubblico e privato

Nel terzo trimestre del 2025, la crescita tendenziale delle retribuzioni nell’economia complessiva mostra un rallentamento rispetto ai mesi precedenti, determinato in larga parte dalla decelerazione del settore industriale, solo parzialmente compensata dall’andamento più favorevole della PA.

Mentre nel comparto pubblico l’incremento resta sostenuto grazie al recepimento dei nuovi CCNL e all’erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale per il triennio 2025-2027, nel settore privato il quadro appare più eterogeneo: l’industria registra un raffreddamento della dinamica salariale, mentre i servizi privati evidenziano un andamento sostanzialmente stabile.

La divergenza non riflette dunque un differenziale strutturale di crescita tra pubblico e privato, ma piuttosto la diversa scansione dei meccanismi contrattuali. Nella PA, gli adeguamenti retributivi si concentrano in momenti specifici, legati ai rinnovi nazionali e agli interventi legislativi, producendo effetti temporanei più visibili sugli indici. Nel settore privato, al contrario, la contrattazione distribuisce gli incrementi in modo più graduale e continuo. Per questo, sottolinea implicitamente l’ARAN, il confronto tra pubblico e privato richiede cautela: le variazioni osservate nel breve periodo risentono di fattori tecnici e istituzionali che possono amplificare o attenuare le differenze senza indicare un reale cambio di passo nei livelli retributivi di lungo periodo.

Scrivi un commento

Accedi per poter inserire un commento