Una legge subito impallinabile

È il decreto «enti territoriali» che dovrebbe essere approvato questa mattina dalla Camera

Marcello Serra 4 Agosto 2015
Modifica zoom
100%

Stamattina la Camera voterà, con la fiducia, la conversione in legge del decreto n. 78, cosiddetto «enti territoriali» ma in realtà autentico provvedimento omnibus, divenuto celebre qualche giorno addietro per i «tagli alla sanità». Il testo era già passato a palazzo Madama mediante la fiducia: in tal modo la Camera non farà altro che ratificare l’attività emendativa sviluppata dai senatori. Ecco: a far dubitare della costituzionalità del provvedimento, quale oggi sarà approvato, sono le inserzioni operate a palazzo Madama. Le gravi disfunzioni, aporie, illegittimità sono state puntualmente rilevate dal comitato per la legislazione, in un tagliente parere emesso lo scorso 30 luglio. Non servirà a nulla, posto che il governo intende chiudere la partita, nella speranza (o nel disinteresse?) che singoli articoli non finiscano sotto la lente della Corte costituzionale.

Siccome il provvedimento è stato gonfiato da 18 a 42 articoli, con un’aggiunta quindi di ben 26 articoli (più 66 nuovi commi, e in sovrappiù pure due tabelle), decine delle nuove norme di matrice senatoria, se così possiamo esprimerci, sono estranee a oggetti e fini del decreto-legge, oltre che all’intestazione e al preambolo. Altre nuove disposizioni sono sì relative agli enti territoriali, ma vanno ben oltre quanto indicato nel preambolo del decreto. Insomma, se a palazzo della Consulta dovesse arrivare qualche nuovo comma introdotto dal Senato (e recepito dalla Camera mercé il voto di fiducia), non è difficile prevedere che possa subire censure, vuoi perché privo dei requisiti di necessità e di urgenza, vuoi perché estraneo ai contenuti originari del decreto.

La Corte costituzionale è diventata, di recente più rigorosa. Basterà citare la sentenza 154 dello scorso 23 giugno: «Le disposizioni introdotte in sede di conversione devono potersi collegare al contenuto già disciplinato dal decreto-legge, ovvero, in caso di provvedimenti governativi a contenuto plurimo, alla ratio dominante del provvedimento originario considerato nel suo complesso» e, ancora, «la possibilità, per il Governo, di ricorrere al decreto-legge deve essere realmente limitata ai soli casi straordinari di necessità e urgenza di cui all’art. 77 Cost».

Sono princìpi più volte sanciti. Governo e maggioranza paiono trascurarli. Ovviamente hanno dalla loro i numeri parlamentari. È probabile che diano per scontato che qualche specifica disposizione formi oggetto di un procedimento giudiziario, dal quale spiccare il volo per la Corte costituzionale; ma si porranno il problema quando esso nascerà (molti mesi, ma anche anni), sperando altresì che non investa se non poche disposizioni.

Scrivi un commento

Accedi per poter inserire un commento