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Sanzione disciplinare al dipendente pubblico che senza autorizzazione allena una società calcistica

Approfondimento di Vincenzo Giannotti

Sanzione disciplinare al dipendente pubblico che senza autorizzazione allena una società calcistica

La questione controversa riguarda la collaborazione avuta da un pubblico dipendente (anche se non contrattualizzato) come allenatore di una società calcistica, obbligato a restituire i compensi percepiti e contestualmente assoggettato dal proprio ente anche alla sanzione disciplinare. Il Tribunale Amministrativo del Lazio (sentenza n. 7912/2020) ha affrontato la questione sulla correttezza della sanzione disciplinare irrogata al dipendente pubblico, avendo quest’ultimo adito il plesso amministrativo per farla dichiarare illegittima.

I fatti contestati

Il dipendente pubblico a seguito della sanzione disciplinare inflitta dal proprio ente, di due giorni di sospensione senza retribuzione, reo di aver svolto, in assenza di preventiva autorizzazione, un rapporto di collaborazione con una società calcistica con funzione di allenatore, si è rivolto al giudice amministrativo per far dichiarare illegittima la sanzione subita. A dire del dipendente non sarebbe stato rispettato il principio di proporzionalità e, soprattutto, l’amministrazione non avrebbe tenuto in considerazione la natura dell’attività lavorativa svolta che avrebbe avuto carattere meramente occasionale.

Le indicazioni del Collegio amministrativo

Secondo il Collegio amministrativo il dipendente era perfettamente a conoscenza della necessità della preventiva autorizzazione allo svolgimento dell’attività occasionale contestata dal proprio ente. Infatti, dalla documentazione era emerso che era stata presentata istanza diretta ad ottenere l’autorizzazione richiesta, ai sensi dell’art. 53, comma 7, del d.lgs. 165/2001 ma l’ente aveva negato l’autorizzazione perché priva di elementi ritenuti indispensabili ai fini della necessaria valutazione.

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