Giurisprudenza

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TAR Lazio Roma sez. I 9/7/2020 n. 7912

Sanzione disciplinare al dipendente pubblico che senza autorizzazione allena una società calcistica

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 7619 del 2010, proposto da -OMISSIS- -OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avvocato Cesare Ammendola, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Mirabella Eclano, 32;
contro
Ministero dell'Interno – Dipartimento Vigili del Fuoco - Soccorso Pubblico - Difesa Civile, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia
del decreto del Ministero dell'Interno del 31 maggio 2010, notificato il 4 giugno 2010 - a firma del Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso pubblico e della Difesa Civile, Direzione Centrale per le Risorse Umane - con il quale al Capo squadra esperto, -OMISSIS- -OMISSIS-, in servizio presso il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Benevento, è stata inflitta la sanzione disciplinare di giorni 2 (due) di sospensione dal servizio con privazione della retribuzione.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno - Dipartimento Vigili del Fuoco-Soccorso Pubblico;
Visti tutti gli atti della causa;
Visto l'art. 84, d.l. n. 18/2020;
Relatore nell'udienza smaltimento del giorno 29 maggio 2020 la dott.ssa Francesca Romano;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
1. Con ricorso notificato il 2 agosto 2010 e depositato il successivo 31 agosto, il -OMISSIS- -OMISSIS-, capo squadra esperto dei Vigili del Fuoco, ha adito questo Tribunale al fine di ottenere l'annullamento del decreto del Ministero dell'Interno del 31 maggio 2010, notificato il 4 giugno 2010, con il quale è stata a lui inflitta la sanzione disciplinare di giorni due di sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, per aver svolto collaborazioni a progetto come allenatore presso la società calcistica "-OMISSIS-" per le stagioni 2006- 2009.
2. Con un unico motivo di censura deduce l'eccesso di potere nella specie del difetto di motivazione, ingiustizia manifesta, travisamento dei fatti.
3. Si è costituita in giudizio la resistente amministrazione contestando, nel merito, la fondatezza del gravame.
4. All'esito della camera di consiglio del 22 settembre 2010, con ordinanza cautelare n. 4152/2010, è stata respinta la domanda cautelare proposta.
5. All'udienza tenutasi in modalità telematica da remoto il 29 maggio 2020 la causa è passata, infine, in decisione.
6. Il ricorso è infondato.
Parte ricorrente contesta il gravato provvedimento disciplinare in quanto non sarebbe stato rispettato il principio di proporzionalità e, soprattutto, l'amministrazione non avrebbe tenuto in considerazione la natura dell'attività lavorativa svolta che avrebbe avuto carattere meramente occasionale.
Le censure sono prive di pregio.
L'art. 53, comma 7, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, statuisce che "i dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati conferiti o previamente autorizzati dall'amministrazione di appartenenza. Ai fini dell'autorizzazione, l'amministrazione verifica l'insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di interessi. (..). In caso di inosservanza del divieto, salve le più gravi sanzioni e ferma restando la responsabilità disciplinare, il compenso dovuto per le prestazioni eventualmente svolte deve essere versato, a cura dell'erogante o, in difetto, del percettore, nel conto dell'entrata del bilancio dell'amministrazione di appartenenza del dipendente per essere destinato ad incremento del fondo di produttività o di fondi equivalenti".
È emerso, dalla documentazione versata in atti dall'amministrazione dell'Interno, che il sig. -OMISSIS- aveva presentato istanza diretta ad ottenere l'autorizzazione richiesta, ai sensi dell'art. 53, comma 7, sopra citato, ma il competente Dipartimento dei Vigili del Fuoco, con nota del 28 dicembre 2006, aveva negato l'autorizzazione perché priva di elementi ritenuti indispensabili ai fini della necessaria valutazione.
Ciò nonostante, a seguito di un esposto inviato da un privato cittadino in data 30 ottobre 2018, l'amministrazione di appartenenza apprendeva che il ricorrente aveva svolto la prestazione non autorizzata in favore della società -OMISSIS- nel corso degli ultimi tre anni, procedendo così alla richiesta di restituzione dei compensi indebitamente percepiti, da versare al pubblico erario, e, all'esito del procedimento disciplinare, all'irrogazione della sanzione disciplinare oggetto del presente giudizio.
7. Alcun rilievo riveste, in specie, la natura dell'attività prestata dal ricorrente legato alla società calcistica, come prodotto in atti, da un contratto di collaborazione a progetto
La legge prevede, infatti, per il pubblico dipendente un dovere di esclusività nei confronti della Pubblica Amministrazione, essendo egli tenuto ad eseguire la propria prestazione lavorativa retribuita solo in favore dell'amministrazione, in ossequio ai principi di imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa, posti all'art. 97 cost.
La disciplina delle incompatibilità nel settore pubblico è sancita, dunque, dalla norma generale posta dall'art. 53, d.lgs. n. 165/2001 che, al comma 6, precisa l'ambito di applicazione del divieto di esclusività statuendo che:
• "I commi da 7 a 13 del presente articolo si applicano ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, compresi quelli di cui all'articolo 3, con esclusione dei dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione lavorativa non superiore al cinquanta per cento di quella a tempo pieno, dei docenti universitari a tempo definito e delle altre categorie di dipendenti pubblici ai quali è consentito da disposizioni speciali lo svolgimento di attività libero-professionali";
• "Gli incarichi retribuiti, di cui ai commi seguenti, sono tutti gli incarichi, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali è previsto, sotto qualsiasi forma, un compenso. Sono esclusi i compensi derivanti:
a) dalla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili;
b) dalla utilizzazione economica da parte dell'autore o inventore di opere dell'ingegno e di invenzioni industriali;
c) dalla partecipazione a convegni e seminari;
d) da incarichi per i quali è corrisposto solo il rimborso delle spese documentate;
e) da incarichi per lo svolgimento dei quali il dipendente è posto in posizione di aspettativa, di comando o di fuori ruolo;
f) da incarichi conferiti dalle organizzazioni sindacali a dipendenti presso le stesse distaccati o in aspettativa non retribuita;
f-bis) da attività di formazione diretta ai dipendenti della pubblica amministrazione nonché di docenza e di ricerca scientifica".
Pertanto, è la norma medesima a prevedere la necessità della previa autorizzazione anche per gli incarichi occasionali, fatta eccezione per quelli sopra elencati alla lettere a- fbis, tra i quali non figura l'incarico ricoperto dal ricorrente di allenatore di calcio.
Ai sensi dell'art. 53, comma 7, cit., dunque, l'amministrazione ha legittimamente provveduto ad avviare un procedimento disciplinare e a chiedere l'immediata restituzione dei compensi percepiti per lo svolgimento dell'incarico non previamente autorizzato.
La sanzione disciplinare irrogata, poi, non solo trae legittimo fondamento dalla normativa sopra richiamata, ma appare soddisfare lo stesso principio di proporzionalità essendo stata contenuta nella misura di soli due giorni di sospensione dal servizio a fronte dello svolgimento di un incarico retribuito non autorizzato per un lasso temporale di ben tre stagioni calcistiche.
8. In conclusione, per quanto sopra esposto, il ricorso deve essere respinto.
9. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Stralcio), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna il ricorrente al pagamento, in favore della resistente amministrazione, delle spese di lite che liquida nella somma complessiva di euro 1.500,00 (euro millecinquecento/00), oltre oneri e accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e dell'articolo 9, paragrafo 1, del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente.
Così deciso nella camera di consiglio del giorno 29 maggio 2020, tenutasi in modalità da remoto, con l'intervento dei magistrati:
Rita Tricarico, Presidente
Lucia Gizzi, Primo Referendario
Francesca Romano, Primo Referendario, Estensore
L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE
Francesca Romano
Rita Tricarico
IL SEGRETARIO