Nessuna scorciatoia sui limiti di spesa del personale. Con la deliberazione n. 16/2026/PAR, la Sezione regionale di controllo della Corte dei conti delle Marche interviene su uno degli aspetti più delicati del Decreto PA 2025 (d.l. n. 25/2025): l’incremento del trattamento economico accessorio del personale non dirigente.
Il parere nasce da una richiesta di un Comune di chiarimenti sull’applicazione dell’articolo 14, comma 1-bis, del decreto, norma che consente agli Enti territoriali di aumentare la parte stabile del Fondo risorse decentrate per armonizzare le retribuzioni con quelle dei ministeri. Il quesito è se tali incrementi possano essere esclusi dal tetto complessivo di spesa di personale fissato dalla legge finanziaria 2007.
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Ripassiamo: il Decreto PA e gli aumenti per sopperire al divario retributivo
Il Decreto PA 2025 ha aperto alla possibilità, per Comuni e altri Enti territoriali, di aumentare il salario accessorio del personale non dirigente. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre il divario retributivo rispetto ai dipendenti dei ministeri, consentendo un incremento della parte stabile del Fondo risorse decentrate.
Ma questa maggiore flessibilità ha subito sollevato un dubbio concreto: questi aumenti incidono o no sul tetto complessivo di spesa del personale? A chiarire la questione è intervenuta la Corte dei conti delle Marche, con la deliberazione n. 16/2026/PAR.
Perchè nessuna esclusione dal tetto?
Secondo la magistratura contabile le maggiori risorse destinate al trattamento accessorio devono essere conteggiate nel limite complessivo di spesa di personale previsto dalla legge finanziaria 2007 (articolo 1, commi 557 e seguenti, legge n. 296/2006).
In altre parole, il fatto che il Decreto PA consenta di superare il vecchio limite sul salario accessorio non significa che venga meno anche il vincolo generale sulla spesa del personale. Perché ciò accada, servirebbe una deroga espressa, che però nel testo del decreto non c’è.
La Corte chiarisce anche che non è possibile richiamare, per analogia, altre pronunce contabili che riguardano le assunzioni a tempo indeterminato: in quei casi, infatti, l’esclusione dal tetto di spesa era prevista in modo esplicito dalla normativa.
Cosa devono fare gli Enti
La conclusione ha un impatto pratico rilevante. Gli Enti locali possono aumentare il salario accessorio solo se restano dentro il tetto complessivo di spesa del personale. Non si tratta quindi di risorse “libere”, ma di incrementi che vanno attentamente valutati sotto il profilo finanziario.
Per dirigenti, responsabili del personale e servizi finanziari, prima di utilizzare le nuove possibilità offerte dal Decreto PA 2025, è indispensabile verificare i margini di spesa disponibili e la sostenibilità nel tempo.
Un passaggio necessario per evitare rilievi in sede di controllo e per garantire che gli aumenti retributivi siano compatibili con gli equilibri di bilancio dell’Ente.
E ora cosa cambia?
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