PNRR spinge il Sud, ma l’esodo dei giovani allerta: cosa rivela il rapporto SVIMEZ 2025

In evidenza nel documento il ruolo decisivo dei Comuni nell’attuazione del PNRR, il miglioramento dei servizi pubblici e l’urgenza di nuove politiche su casa, salari e partecipazione femminile

4 Dicembre 2025
Modifica zoom
100%

Il Mezzogiorno corre, ma zoppica: è questa la fotografia scattata dal Rapporto SVIMEZ 2025, che evidenzia una fase di trasformazione senza precedenti per l’economia meridionale. Trainato dagli investimenti del PNRR, il Sud ha registrato tra il 2021 e il 2024 un balzo del Pil pari all’8,5%—superiore di quasi tre punti rispetto al Centro-Nord—e un incremento dell’occupazione di quasi mezzo milione di unità. Un risultato che non trova eguali negli ultimi vent’anni e che conferma come l’imponente iniezione di risorse pubbliche abbia agito da catalizzatore per filiere produttive, servizi avanzati e capacità amministrativa locale. Eppure, mentre l’economia cresce, il capitale umano continua a sfuggire: negli stessi anni oltre 175mila giovani hanno lasciato il Mezzogiorno, certificando l’ennesimo ciclo della “trappola delle competenze”, un paradosso in cui il territorio crea lavoro ma non opportunità all’altezza delle qualifiche dei suoi laureati. A ciò si aggiungono segnali socio-economici che destano allarme: i salari reali, colpiti dall’inflazione, registrano al Sud una contrazione superiore rispetto al resto del Paese; la povertà lavorativa torna ad ampliarsi, coinvolgendo un milione e duecentomila lavoratori meridionali; il diritto alla casa si impone come nuova emergenza, con affitti in crescita e famiglie sempre più esposte alla vulnerabilità.

I contenuti del Rapporto SVIMEZ 2025

In questo quadro complesso, il Rapporto elaborato dall’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno richiama la necessità di politiche strutturali di lungo periodo, dal rafforzamento delle infrastrutture sociali alla partecipazione femminile, dal consolidamento delle filiere industriali innovative alla piena integrazione del Mezzogiorno nelle strategie europee. Sullo sfondo, anche l’allarme relativo al riciclaggio delle mafie, che continua a dirigersi per l’80% verso le regioni più ricche, alterando concorrenza e localizzazione degli investimenti. A sottolineare il ruolo cruciale degli enti locali arriva la voce di Maria Luisa Forte, sindaca di Campobasso e vicepresidente ANCI, che riconosce nei Comuni “i soggetti attuatori più virtuosi del PNRR”, capaci di raddoppiare gli investimenti nel Sud in soli tre anni. Un modello che, nelle sue parole, va non solo preservato ma esteso oltre il 2026, per una politica di coesione che assuma la stessa logica operativa del Piano.

Il diritto all’abitare

Nel Mezzogiorno, il diritto all’abitare si intreccia con una condizione di fragilità economica più marcata rispetto al resto del Paese. Come evidenzia dal Rapporto SVIMEZ 2025, qui la povertà assoluta colpisce il 24,8% delle famiglie in affitto, un’incidenza più che doppia rispetto alla media dell’area, mentre anche tra i proprietari la quota di famiglie povere (7%) rimane più elevata rispetto al Centro-Nord. La casa di proprietà, pur riducendo il rischio, protegge meno rispetto al resto d’Italia. Nelle città metropolitane meridionali emergono ulteriori criticità: la quota di case di proprietà varia molto, con Napoli ferma al 48%, assai lontana dai valori di Roma, Milano e Torino, mentre Bari e Cagliari mostrano livelli più alti e in linea con il Nord. Ancora più rilevante è il nodo delle abitazioni non occupate, che in diversi capoluoghi supera il 20%: è il caso di Reggio Calabria, Messina e Palermo, dove una parte significativa dello stock abitativo resta inutilizzata, spesso per vetustà, mancata manutenzione, uso sporadico o scarso dinamismo economico.

Le grandi imprese industriali dalla lente dei bilanci: un confronto Nord/Sud

L’analisi delle grandi imprese manifatturiere italiane con oltre 250 addetti, basata sui bilanci 2015-2024 dell’archivio Aida, permette di valutare con precisione l’efficienza economica e la solidità finanziaria del sistema produttivo nelle diverse aree del Paese. Il campione considerato comprende più di 13.000 osservazioni, con solo il 7,8% riferito a imprese con sede operativa nel Mezzogiorno. Qui, nel 2024, tali aziende occupavano circa 70mila lavoratori, contro gli oltre 800mila del Centro-Nord, generando un valore aggiunto pari a 4,5 miliardi di euro, contro i circa 100 miliardi registrati nelle regioni centro-settentrionali.
Sul piano settoriale emerge una differenza strutturale significativa: mentre al Centro-Nord la distribuzione delle imprese è più diversificata, con un’unica concentrazione rilevante nella fabbricazione di macchinari (18,6%), il Mezzogiorno mostra una specializzazione più marcata in pochi comparti. In particolare, l’agroalimentare raggiunge qui il 18,3% delle grandi imprese (contro l’8% del Centro-Nord), seguito dal settore metallurgico (13%) e dalla lavorazione di pelli e cuoio (10%).

>> CONSULTA IL RAPPORTO SVIMEZ 2025.

Scrivi un commento

Accedi per poter inserire un commento