Quanto conviene lavorare nel pubblico?

Pubblico e privato a confronto con le ultime indagini condotte da ARAN e dalla Total Remuneration Survey

20 Febbraio 2026
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Dal posto fisso tanto acclamato di Checco Zalone, fino alla perifrasi infelice della “fuga di cervelli”. Ad oggi, un neolaureato che concrete aspettative può avere in un Paese come l’Italia?

Indice

I neolaureati nel mondo del lavoro privato

L’indagine parte dal Sole 24 Ore che ha analizzato il report Mercer della Total Remuneration Survey (TRS) 2025, presentato a dicembre 2025 all’Osservatorio sul Capitale Umano, analizza trend retributivi su 735 aziende italiane private (270mila osservazioni), evidenziando un aumento del 7% medio nei salari dal 2022 (da 30mila a 32mila euro), ma di molto inferiore all’inflazione e con gap competitività europeo.

Nell’intervista del giornale a Marco Borelli, il manager chiarisce che i 32mila euro lordi di ingresso dei neolaureati italiani sono troppo distanti dai 57.500 della Germania, dai quasi 57mila dell’Austria, o dai 47.500 dell’Olanda. Figurarsi arrivare alle cifre della Svizzera che si attesta su circa 90mila euro.

Il lavoro pubblico

L’ultima indagine cade nel dicembre scorso ed è stato pubblicato sul sito dell’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni, il del Rapporto semestrale 2025 sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici.

Nel pubblico impiego spicca la sanità dove i livelli retributivi sono più elevati ma anche più differenziati: nel 2023, la retribuzione media annua “di fatto” si colloca attorno ai 36 mila euro per il ruolo sanitario, contro valori sensibilmente inferiori per i ruoli sociosanitario e amministrativo. 

Geograficamente parlando, le mappe retributive mostrano aree contigue, soprattutto nel Nord del Paese, caratterizzate da livelli medi più elevati, mentre altre zone presentano valori sensibilmente inferiori, anche a parità di profilo professionale.

I dati sottolineano che il vero fattore discriminante risieda nelle scelte organizzative e finanziarie locali: nelle Province collocate nella fascia centrale, lo scostamento retributivo tra ruolo sanitario e amministrativo si mantiene tra il 21% e il 24%, in linea con la media nazionale, segnalando contesti nei quali le aziende sanitarie adottano assetti retributivi sostanzialmente equilibrati e coerenti con l’impianto contrattuale.

Alle estremità della mappa si collocano invece le realtà in cui le scelte gestionali accentuano la differenziazione: da un lato, Province in cui la retribuzione delle professioni sanitarie supera ampiamente quella amministrativa, oltre il 24%, riflettendo una strategia di forte valorizzazione del personale clinico; dall’altro, territori in cui il differenziale scende sotto il 21%, riducendo la distanza tra i profili e attribuendo un peso relativamente maggiore alle funzioni amministrative.

Quindi: meglio pubblico o privato?

Mentre l’indice generale delle retribuzioni mostra una crescita del 2,6% su base tendenziale, il dato nasconde velocità divergenti tra i settori. Nel comparto privato, dopo una fase di accelerazione culminata a marzo 2025, si assiste a una frenata (dal +4,4% di inizio anno al +2,4% di settembre), trainata dal raffreddamento del settore industriale.

Di contro, la Pubblica Amministrazione vive una fase di parziale recupero: il personale non dirigente ha registrato un incremento tendenziale del 3,3% a settembre 2025, sostenuto dal recepimento dei nuovi accordi per le Forze dell’ordine e dalla corresponsione della nuova Indennità di Vacanza Contrattuale (IVC) per il triennio 2025-2027.

Tuttavia, questo “sorpasso” congiunturale del pubblico sul privato non deve trarre in inganno. Sebbene la PA benefici di un’iniezione di risorse legata alla Legge di Bilancio 2025 — con incrementi dell’IVC erogati in due tranche ad aprile e luglio — la struttura dei salari pubblici resta fortemente vincolata alle disponibilità della finanza pubblica. Nel medio periodo (2015-2025), la crescita cumulata delle retribuzioni riflette ancora le asimmetrie dei cicli negoziali: mentre i settori privati rispondono con maggiore reattività agli shock inflattivi, la PA procede per “gradoni” contrattuali, lasciando aperto il tema della competitività reale dei salari d’ingresso per le alte professionalità.

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