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Progressioni verticali, legittimo il concorso che privilegia il servizio svolto all’interno dell’ente

Fonte: Sole 24 Ore

di MICHELE NICO (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

In una procedura di selezione interna del personale, è legittima la scelta della pubblica amministrazione di valutare i titoli di servizio in modo da valorizzare il servizio interno all’ente in misura maggiore rispetto quello prestato altrove. Questo è il principio affermato dal Tar Veneto con la sentenza n. 146/2020. Secondo i giudici, l’adozione di un criterio preferenziale che privilegi il servizio prestato all’interno dell’ente, rispetto al bagaglio professionale omogeneo maturato da un candidato in altri enti locali, non è affatto irragionevole e discriminatorio, né implica un’ingiustificata disparità di trattamento tra i concorrenti.

La decisione
Una dipendente ha impugnato il provvedimento di approvazione della graduatoria relativa alla selezione interna bandita da un Comune per l’accesso alla qualifica di istruttore direttivo, contestando la scelta della commissione di concorso di non valutare nell’ambito del servizio pregresso, ai fini dell’attribuzione del punteggio, l’esperienza maturata dalla ricorrente presso altre amministrazioni. Nel vagliare la questione, il collegio ha osservato preliminarmente che l’esercizio del potere da parte della Pa e della commissione giudicatrice deve essere ricondotto alla discrezionalità tecnica, rispetto alla quale è considerata rilevante, ai fini della verifica di legittimità dell’operato dell’ente, la non palese illogicità, incongruenza e contraddittorietà nell’esercizio dell’azione amministrativa. Il Comune interessato aveva adottato un regolamento sul reclutamento e la selezione del personale che, per lo sviluppo professionale tramite progressione verticale interna, aveva individuato l’esigenza di introdurre più moderni strumenti di valutazione del personale e di ottimizzare le risorse umane, dando adeguato spazio alla valutazione della specifica esperienza acquisita all’interno dell’ente. Secondo i giudici questo modo di procedere «non appare palesemente irragionevole, né arbitrario, trattandosi di una scelta che risponde effettivamente all’obiettivo di ottimizzazione delle risorse umane disponibili, in quanto valorizza la specificità delle conoscenze acquisite, e che, d’altro canto, non appare neppure discriminatoria».

La scelta discrezionale
È il caso di sottolineare che, secondo la tesi accolta dal Tar Veneto, una siffatta valorizzazione dell’esperienza maturata nell’ente di appartenenza viene effettuata con riguardo alle sole procedure di selezione interna, senza comportare una valutazione comparativa tra il personale dell’ente e soggetti provenienti dall’esterno. Ferma restando questa precisazione, nulla vieta all’ente di valorizzare l’esperienza maturata all’interno della Pa, purché questo criterio venga esplicitato e motivato mediante idonea previsione regolamentare e punti a sviluppare le potenzialità professionali disponibili, con l’obiettivo di ottimizzare le risorse umane in servizio presso la macrostruttura.

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