Il TAR Lazio, Roma con la sentenza del 12 gennaio 2026 (Sez. III bis), n. 433, interviene su un tema ricorrente nel contenzioso concorsuale: la legittimità dei quiz a risposta multipla e, in particolare, delle risposte alternative plausibili ma errate.
La decisione nasce dal ricorso di una docente esclusa dalle prove orali di un concorso ordinario per non aver raggiunto il punteggio minimo allo scritto, a causa di una risposta ritenuta errata. Secondo la candidata, il quesito (relativo all’analisi narratologica di un testo) sarebbe stato ambiguo, poiché una risposta alternativa risultava sostenibile anche sul piano teorico. Da qui l’accusa di violazione dei principi di imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa.
Discrezionalità dell’Amministrazione
Il TAR Roma respinge il ricorso chiarendo un principio invalicabile: nei test a risposta multipla la presenza di risposte plausibili non è un difetto, ma un elemento qualificante della prova. Tali risposte ingannevoli servono proprio a verificare la solidità della preparazione del candidato, chiamato a individuare non una risposta semplicemente “difendibile”, ma quella più corretta ed esaustiva in relazione alla domanda e al contesto complessivo delle opzioni proposte.
La scelta dei quesiti e delle risposte corrette rientra nella discrezionalità tecnica dell’Amministrazione, sindacabile dal giudice solo in presenza di errori manifesti, oggettivi e immediatamente percepibili. Il giudice amministrativo non può sostituirsi alla Commissione nella valutazione tecnico-disciplinare, né trasformare il processo in una revisione del merito concorsuale. Neppure la produzione di manuali o pareri di parte è sufficiente, se la risposta ufficiale risulta coerente con criteri scientifici attendibili.
PER APPROFONDIRE:
– L’ambiguità dei test nei concorsi pubblici: il parere della giurisprudenza sulla legittimità delle risposte a tranello;
– Quiz a risposta multipla nei concorsi a cura di N. Niglio.
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Suggerimenti operativi
Per i candidati nei quiz non basta individuare una risposta teoricamente sostenibile, ma occorre allenarsi a confrontare criticamente tutte le opzioni, cogliendo quella realmente più aderente al quesito. Contestare una prova richiede la dimostrazione di un errore macroscopico, non di una semplice divergenza interpretativa.
Per le Amministrazioni, la sentenza rafforza la legittimità delle prove strutturate con risposte alternative attrattive, purché fondate su criteri trasparenti e coerenti con i programmi d’esame. Un chiarimento che riduce l’area del contenzioso e rafforza l’efficacia selettiva dei concorsi, riaffermando il valore della competenza sostanziale rispetto alla mera abilità nozionistica.
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– Riserva di umanità: il TAR limita l’intelligenza artificiale nei concorsi pubblici.
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