Per D’Alia, inoltre, l’attivazione di un’agenda digitale costituisce l’80% dell’effettiva attuazione della legge 190: «si tratta di un percorso di medio periodo, fondamentale nella lotta alla corruzione perché ci permetterebbe tre passi in avanti importanti: controllare in tempo reale le amministrazioni, conoscere i bisogni delle comunità e, in generale, essere più rapidi e concreti». «Non c’è bisogno di nuove leggi o riforme – ha aggiunto il ministro – se ne sono fatte tantissime. Ciò che è mancato è l’attuazione, il riscontro concreto di ciò che si è fatto. Attualmente il nemico più grosso è costituito dalla cosiddetta opacità pubblica amministrativà».
Il pubblico ministero, sostituto alla Procura di Milano, Roberto Pellicano, ha, a sua volta, messo nel mirino alcuni aspetti critici della distinzione tra corruzione pubblica e privata, con un’attenzione particolare per il ruolo delle banche, imprese la cui attività ha tali ricadute su cittadini e imprese da rendere auspicabili regole di trasparenza ancora più stringenti delle attuali. Per Pellicano ancora, un filo rosso con il decreto 231 va trovato nelle necessità di tutelare il mercato dall’inquinamento di pratiche corruttive ancora troppo diffuse.
Scrivi un commento
Accedi per poter inserire un commento