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Coronavirus, prima dell’esenzione dal servizio la chance del cambio di mansione

Fonte: Sole 24 Ore

di CONSUELO ZIGGIOTTO (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Il mutamento delle mansioni del dipendente all’interno della categoria giuridica di inquadramento è uno degli strumenti che il datore di lavoro pubblico può utilizzare prima di arrivare all’esenzione dal servizio del dipendente.
Lo strumento «estremo» dell’esenzione dal servizio, prescrive che il datore di lavoro pubblico utilizzi ogni mezzo pur di scongiurarne l’adozione, premettendo ferie, congedi, rotazione, banca delle ore e gli «altri analoghi istituti» contrattualmente applicabili.
Tra questi, trascurato forse perché protagonista di una rotonda rilettura giurisprudenziale operata solo in anni abbastanza recenti, si ritiene possa rientrare anche il mutamento temporaneo delle mansioni del lavoratore.
Gli enti si chiedono se al personale educativo degli asili nido, impossibilitato a rendere la prestazione ordinaria in conseguenza dei provvedimenti di sospensione delle attività educative, possano essere affidati compiti diversi.
Così come il lavoro agile, prima imposto e poi sbocciato a dispetto della resilienza degli apparati, l’assegnazione del dipendente ad attività diverse si propone come un vantaggio evolutivo da sfruttare sulla via per una pubblica amministrazione più flessibile e moderna.

Il contesto normativo
Le principali disposizioni normative in materia di cambio mansioni sono l’articolo 52 del Dlgs 165/2001, che dispone che il prestatore di lavoro sia adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a mansioni equivalenti nell’ambito dell’area di suo inquadramento, e il Ccnl 31 marzo 1999, che ha introdotto il sistema di classificazione del personale. In quest’ultimo sono descritti i requisiti professionali, le competenze e le mansioni ascrivibili alle diverse categorie, e fornisce un’esemplificazione di massima dei profili la cui puntuale individuazione è rimessa all’autonomia degli enti.
Lo stesso Ccnl, all’articolo 3 comma 2 ha fissato il principio per il quale tutte le mansioni ascrivibili a ciascuna categoria, in quanto professionalmente equivalenti, sono esigibili.

Il contesto giurisprudenziale
Fino a pochi anni fa, l’orientamento della Corte di cassazione declinava l’equivalenza professionale in senso sostanziale e restrittivo: il potere datoriale era limitato dalla, e vincolato alla, specifica preparazione tecnica e professionale del lavoratore. Questi portava con sé uno «zainetto» di professionalità specifica, maturato entro il profilo posseduto fin dall’accesso all’impiego, che andava mantenuto e accresciuto unidirezionalmente.
Prevaleva un’equivalenza professionale di natura sostanziale, contrapposta al concetto di equivalenza formale, cioè riferita alla categoria di inquadramento. Le sentenze più recenti della Cassazione, coerentemente col mutato quadro normativo, ci hanno consegnato una svolta interpretativa che sposa la lettura formalistica, convalidata anche nel privato con la modifica apportata all’articolo 2103 del codice civile dal Dlgs 81/2005.
Aderendo al contenuto letterale del contratto collettivo, si considerano oggi esigibili tutte le mansioni afferenti alla categoria di appartenenza, con un rapporto di lavoro che si tratteggia più flessibile, dinamico, orientato all’accrescimento di competenze e capacità del dipendente attraverso l’intrapresa di attività nuove e il confronto con ambiti lavorativi diversi, piuttosto che col permanere entro quelli consueti.

Le opportunità
Fatto salvo che lo strumento non può mai travalicare la specificità di profili che richiedono titoli di studio o abilitazioni speciali, un’accurata percezione del mutato clima normativo e giurisprudenziale consente di immaginare soluzioni nuove, per fronteggiare l’emergenza ma anche per guardare oltre.
Il cambio delle mansioni è una freccia all’arco del datore pubblico, che vi provvede con atto di gestione del rapporto di lavoro, nel perseguimento dei propri obiettivi attraverso un legame stretto con il ciclo della performance e con la programmazione. Non a caso le linee guida ministeriali connettono strettamente la programmazione dei fabbisogni, mutevole e capace di adattarsi plasticamente all’evolvere del contesto e dei target delle amministrazioni, al piano della performance. Anche il cambiamento delle mansioni, è evidente, può giocare un ruolo importante.
Nella situazione emergenziale, banalmente, potrebbe essere vincente supportare le strutture organizzative più oberate coinvolgendo personale, altrimenti inutilizzato, nel perseguimento dei loro obiettivi. Con ciò offrendo tra l’altro a quello stesso personale l’opportunità di essere valorizzato nell’ambito della premialità.
Accompagnare a tutto ciò percorsi formativi che dimostrino l’arricchimento professionale dei dipendenti, soggetti attivi e partecipativi da coinvolgere nelle sfide dell’amministrazione, accrescerebbe ulteriormente il valore rappresentato dal recupero della prestazione lavorativa esigibile; costruendo, con il successivo consolidamento dello strumento, un ponte che guarda al di là delle imposizioni e delle urgenze di questi tempi alterati.

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