Anci chiede un confronto in materia di personale

11 Gennaio 2012
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Umberto Di Primio, sindaco di Chieti e delegato Anci alle Politiche del personale sottolinea come “i comuni sono destinatari di interventi normativi in materia di personale sempre più puntuali che stanno mettendo a dura prova la capacità programmatoria delle amministrazioni locali e la concreta erogazione di servizi al cittadino”.

In primo luogo “i vincoli con i quali sono costretti a fare i conti i comuni aggiuntivi rispetto all’obbligo di rispettare il Patto di stabilità sono molteplici, stringenti e a volte contraddittori: vincoli relativi alle assunzioni a tempo indeterminato, all’incidenza della spesa di personale sulla spesa corrente, alla spesa per la contrattazione decentrata, al trattamento economico dei singoli dipendenti”. Inoltre “l’introduzione nella legge di stabilità per il 2012, dell’ulteriore obbligo di ridurre le spese per lavoro flessibile sta creando gravissime difficoltà, soprattutto nei comuni i cui organici sono sottodimensionati e nei comuni che gestiscono direttamente servizi scolastici ed educativi, nonchè negli enti a vocazione turistica, dove l’incidenza di tale tipologia di spesa è, per definizione, elevata, e può essere difficilmente compressa, se non determinando gravissimi pregiudizi ai cittadini”.

“Il quadro dunque – sottolinea il rappresentante Anci – è confuso e molto complesso e si sta determinando negli enti una oggettiva difficoltà ad attuare vere politiche di gestione del personale; il caos normativo è peraltro aggravato dagli orientamenti, spesso contraddittori, assunti dalle varie sezioni regonali della Corte dei Conti, che ormai debordano dalle proprie funzioni”.

A fronte di ciò, come Anci “chiediamo dunque che rapidamente si dia seguito alla richiesta di apertura di un confronto serio e serrato con i competenti Ministeri, in particolare con il Ministero per la pubblica amministrazione, al fine di individuare, nell’ambito del comune obiettivo di contenimento dei costi e in un’ottica di collaborazione, poche regole, chiare, applicabili e non inutilmente lesive dell’autonomia dei comuni”.

 

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