A conclusione della seconda e ultima giornata degli Stati Generali dei Piccoli Comuni, l’evento culminante del progetto P.I.C.C.O.L.I. promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica e attuato dall’ANCI il 19 e 20 febbraio 2026 al Roma Convention Center “La Nuvola”. Il confronto, guidato dal Coordinatore nazionale Alessandro Santoni, ha delineato una strategia d’urto per i centri sotto i 5mila abitanti, che rappresentano senza dubbio l’ossatura territoriale del Paese ma affrontano oggi una crisi strutturale senza precedenti.
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L’emergenza organici: tra vacanza dei Segretari e “fuga” verso i grandi Enti
Il tema del capitale umano resta il punto dolente della Pubblica Amministrazione locale. Antonio Briscione (sindaco di Contursi Terme) ha evidenziato dati allarmanti: l’82% delle sedi di segreteria nei Comuni sotto i 3mila abitanti è vacante.
Senza figure apicali stabili e con una carenza cronica di istruttori direttivi (ex categoria C), l’attuazione del PNRR diventa una corsa a ostacoli gestita da responsabili part-time condivisi tra più Enti.
Le priorità emerse per stabilizzare la macchina amministrativa includono:
- Garanzia di un organico minimo: superamento della logica dei contratti precari o extra-LSU;
- Semplificazione finanziaria: estensione della sterilizzazione dei tetti di spesa per il trattamento economico dei segretari a tutti i comuni sotto i 5mila abitanti;
- Fondo di perequazione: risorse specifiche per coprire le funzioni fondamentali e arginare la mobilità passiva verso le grandi città.
Finanza locale e gestioni associate: oltre la logica dell’emergenza
Nonostante le difficoltà, i piccoli Comuni si confermano un comparto finanziariamente sano, con un avanzo disponibile superiore a 1,8 miliardi di euro e un tasso di dissesto (1,2%) inferiore alla media nazionale. Tuttavia, come sottolineato da Daniel Matricardi (sindaco di Montalto delle Marche), l’eccesso di avanzo può nascondere l’impossibilità di spendere per carenza di personale tecnico.
La soluzione passa per un nuovo modello di Gestione Associata. Angela Zibordi (sindaca di San Giovanni del Dosso) ha chiarito che l’obiettivo non è la fusione forzata, ma l’Unione dei Comuni come strumento di flessibilità operativa. Per rendere queste strutture efficaci, è necessario garantire loro continuità strategica pluriennale e facilitazioni nelle assunzioni, permettendo ai piccoli enti di partecipare ai bandi complessi come un unico soggetto riconoscibile.
Strategie di sviluppo: dai servizi ecosistemici alla fiscalità di vantaggio
La visione conclusiva, affidata a Stefania Russo (sindaca di Bovino), trasforma i piccoli Comuni da “borghi fragili” a laboratori di innovazione. La proposta è quella di una cabina di regia interministeriale che riconosca il valore economico dei servizi ecosistemici (manutenzione idrogeologica e produzione energetica) forniti dai piccoli centri alla collettività nazionale.
Sul piano operativo, le richieste al Governo sono nette:
- Attrattività residenziale: incentivi fiscali per giovani e famiglie, potenziamento della telemedicina e deroga al numero minimo di alunni per classe;
- Sostegno agli investimenti: esenzione IVA per le opere pubbliche nei piccoli Enti e reintroduzione di finanziamenti certi per le piccole-medie opere;
- Flessibilità contabile: maggiore libertà nell’impiego dell’avanzo libero per coprire la spesa corrente in ambiti critici come il sociale e l’istruzione.
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