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Libertà e prerogative sindacali nel comparto della sanità

Approfondimento di Stefano Simonetti

Libertà e prerogative sindacali nel comparto della sanità

Alcune recenti sentenze in tema di relazioni sindacali costituiscono una occasione per mettere un po’ di ordine in una materia che è molto complicata e spesse volte è gestita dalle aziende sanitarie con strumenti che hanno a che fare più con le contingenze politiche o personali che con il diritto. Si tratta della declinazione differenziata delle libertà sindacali – cui hanno diritto tutte le associazioni sindacali – e delle prerogative che spettano soltanto ai sindacati con determinati requisiti. I rapporti con le organizzazioni sindacali sono divenuti ancor più complessi dopo l’entrata in vigore del CCNL Sanità del 21 maggio 2018 che, come è noto, non è stato sottoscritto all’unanimità. Infatti due sigle non hanno firmato il testo e successivamente una delle due (NURSING UP) ha sottoscritto per adesione l’11 ottobre. La conseguenza è che attualmente, nell’intero scenario dei quattro comparti del pubblico impiego, la scelta di NURSIND appare del tutto eccezionale. Ad oggi, infatti, la sua posizione nella sanità si affianca soltanto a quella di USN PI nel comparto Funzioni centrali. Ulteriore considerazione è che in 23 anni di contrattazione collettiva in Sanità era accaduto una sola volta che un contratto non venisse firmato all’unanimità: era il 2010 e la sigla dissenziente era la CGIL medici ma si trattava del II biennio economico 2008-2009 e la mancata sottoscrizione non causava sostanziali ripercussioni. Orbene, il sindacato NURSIND, alla luce delle clausole contrattuali, non può partecipare alla contrattazione integrativa aziendale né al confronto.

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