L’azione di ingiustificato arricchimento della PA: la differenza sostanziale tra arricchimento imposto e consapevole

Alcuni rilevanti chiarimenti forniti dalla Corte di Cassazione mediante ordinanza datata 24 aprile 2019, n. 11209

3 Maggio 2019
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Errata interpretazione della Corte di Appello che ha riconosciuto dovute le somme ad un Ente pubblico sul presupposto che “non è necessario il riconoscimento della utilitas da parte dell’arricchito, essendo sufficiente che l’arricchimento non fu consapevole o non fu voluto, vale a dire che si sia trattato di un arricchimento imposto”, in tal modo male interpretando le indicazioni della Corte di Cassazione a Sezioni Unite (Sentenza 26 maggio 2015 n. 10798). L’errore è stato evidenziato dalla Corte di Cassazione, nell’ordinanza 24 aprile 2019, n. 11209.

La vicenda

Una società adiva il Tribunale civile al fine di vedersi riconoscere le somme per le prestazioni effettuate, pur superando i limiti ammessi delle disponibilità finanziarie a disposizione. Il Tribunale di primo grado rigettava domanda di indennizzo ex articolo 2041 c.c., oltre a interessi moratori come previsti da d.lgs. 231/2002, per prestazioni fornite oltre il tetto di spesa fissato. In sede di Appello la Corte territoriale riformava la decisione del Tribunale riconoscendo le somme dovute alla Società, per ingiustificato arricchimento. La Corte di Appello giungeva a questa conclusione interpretando le motivazioni contenute nella sentenza 26 maggio 2015, n. 10798 della Sezioni Unite della Cassazione, secondo al quale “non è necessario il riconoscimento della utilitas da parte dell’arricchito…

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