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La spinta del Recovery Plan al lavoro: fino a 1,3 milioni di nuovi posti in cinque anni

Fonte: Il Sole 24 Ore

di GIORGIO POGLIOTTI e CLAUDIO TUCCI (da Il Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Sotto la spinta del Next Generation Ue, l’occupazione in Italia, nei prossimi cinque anni, vale a dire tra il 2021 e il 2025, potrebbe crescere più o meno di un milione di unità. Per l’esattezza di 933.200 posti, qualora si verificasse uno scenario economico “avverso”, legato alla recrudescenza del virus. Nel caso invece di uno scenario “più favorevole” l’aumento dell’occupazione potrebbe sfiorare quota 1,3 milioni di unità, 1.286.800, per essere precisi.

Sommando a questa componente “espansiva” (900mila o 1,3 milioni di unità) gli oltre 2,6 milioni di occupati che dovranno essere sostituiti nel quinquennio per il naturale turn-over, si può ipotizzare un fabbisogno complessivo di lavoratori tra 3,5 e 3,9 milioni di unità (circa il 70% quindi delle necessità sarà dovuto al turn-over). A far la parte da leone sono i settori privati, che esprimeranno tra il 2021 e 2025, un bisogno di 1,7-2,1 milioni di dipendenti e di 1-1,1 milioni di autonomi. La componente pubblica si attesterà su oltre 740mila nuovi ingressi.

Le stime sono contenute nelle «Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia nel 2021-2025», elaborate nell’ambito del sistema informativo Excelsior, targato Unioncamere-Anpal, e anticipate a questo giornale.

I due scenari disegnati nello studio sono stati costruiti sulla base delle indicazioni contenute nell’ultima Nadef, vale a dire per lo scenario “avverso” applicando alle stime sul Pil l’ipotesi di peggioramento del quadro epidemiologico tra fine 2020 e inizi 2021. Per lo scenario “più favorevole”, invece, utilizzando i tassi del quadro programmatico Nadef che prevedono una crescita dell’economia italiana più sostenuta già da quest’anno.

Ebbene, trasformando i numeri generali in media d’anno, tra il 2021 e il 2025 si stima un incremento dello stock di occupati compreso tra 190mila e 260mila unità, a seconda, come detto, dello scenario preso in esame. In tal modo, evidenziano Unioncamere ed Anpal, il nostro Paese potrebbe ritornare ai livelli occupazionali pre Covid del 2019 nel 2023 (scenario “avverso”) oppure nel 2022 (scenario “più favorevole”). Rispetto alle previsioni 2020-2024, si veda grafico accanto, dove si prevedevano, a seconda dei due scenari, un fabbisogno occupazionale di di 1,9 e 2,7 milioni di ingressi, c’è una netta inversione di tendenza, legata soprattutto all’impatto dei diversi interventi di politica economica prevista dal governo Draghi, in primis, come detto, il Recovery Plan (che porterà in dote al nostro Paese oltre 200 miliardi di euro).

Se entriamo infatti nello specifico dei programmi di assunzione, ce ne rendiamo subito conto. Con l’ecosostenibilità e la digitalizzazione destinati ad assumere un peso ancor più rilevante, spinti dagli investimenti Ue per le transizioni green e digitale. Nel quinquennio, imprese e Pa richiederanno il possesso di attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale a 2,2-2,4 milioni di occupati, e per il 60% di questi tale competenza sarà necessaria con importanza elevata (1,3-1,4 milioni). La spinta verso la transizione verde farà emergere la necessità di specifiche professioni in alcuni settori come il progettista in edilizia sostenibile, lo specialista in domotica, i tecnici e gli operai specializzati nell’efficientamento energetico nelle costruzioni; il certificatore di prodotti biologici nell’agroalimentare; il progettista meccanico per la mobilità elettrica, solo per fare alcuni esempi. Ma saranno richieste anche competenze green per professioni trasversali a più settori, come il giurista ambientale, lo specialista in contabilità verde, l’addetto commerciale per la promozione di nuovi materiali sostenibili o il responsabile degli acquisti green. Sempre nel quinquennio, la stima del fabbisogno di personale con competenze digitali, è compresa tra 2 e 2,1 milioni di occupati. Mentre la domanda di figure con un “e-skill mix” è stimata tra 886mila e 924mila unità, riguardando soprattutto le professioni più specializzate.

Passando ai settori, quasi l’80% del fabbisogno sarà espresso dal mondo dei servizi (2,8-3 milioni di unità tra il 2021 e il 2025), la richiesta dell’industria ammonterà a 660-726mila occupati. L’impatto del Pnrr si vede anche sul fronte salute (fabbisogno stimato, 490-500mila unità nel quinquennio), che dovrebbe beneficiare degli investimenti per il potenziamento dell’assistenza sanitaria e della rete territoriale socio-assistenziale. Il superbonus 110% (prorogato al momento fino al 2022) spingerà la filiera “costruzioni e infrastrutture” che avrà necessità tra 190 e 210mila occupati nel quinquennio. La filiera “meccatronica e robotica” avrà bisogno invece di 173-184mila lavoratori; tra le professioni più ricercate: i tecnici in campo ingegneristico.

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