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Emergenza Coronavirus, approvato il Decreto Rilancio: fondo da 3,5 miliardi a sostegno dell’equilibrio dei bilanci degli Enti locali

Emergenza Coronavirus, pprovato il Decreto Rilancio: fondo da 3,5 miliardi a sostegno dell'equilibrio dei bilanci degli Enti locali

Il Consiglio dei ministri n. 45 ha approvato nella serata di ieri l’atteso Decreto Rilancio, che prevede lo stanziamento di 55 miliardi di euro per aiutare imprese, famiglie, lavoratori, la sanità e la Protezione Civile. L’approvazione è stata annunciata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in conferenza stampa, insieme ad altri membri del suo Governo.
Il provvedimento approvato è il decreto legge recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”.
Il decreto interviene in diversi ambiti, in modo trasversale, con l’intento di assicurare l’unitarietà, l’organicità, e la compiutezza delle misure volte alla tutela delle famiglie e dei lavoratori, alla salvaguardia e al sostegno delle imprese, degli artigiani e dei liberi professionisti, al consolidamento, snellimento e velocizzazione degli istituti di protezione e coesione sociale.
Di seguito gli ambiti tematici toccati dal provvedimento, che a livello di risorse consiste in 2 Manovre finanziarie ordinarie:
– Salute e sicurezza.
– Sostegno alle imprese e all’economia.
– Tutela dei lavoratori e conciliazione lavoro/famiglia.
– Ulteriori disposizioni per la disabilità e la famiglia.
– Misure per gli enti territoriali.
– Misure di incentivo e semplificazione fiscale.
– Misure per la tutela del credito e del risparmio.
– Sostegno al turismo.
– Misure per l’istruzione e la cultura.
– Misure per l’editoria e le edicole.
– Misure per le infrastrutture e i trasporti.
– Misure per lo sport.
– Misure per l’agricoltura.
– Misure in materia di istruzione.

Con riferimento al pubblico impiego si segnala che lo smart working diventa, grazie al Decreto Rilancio, un diritto per i lavoratori del privato con figli under 14. Fino al 31 luglio, data che segna (per ora) la fine dello stato di emergenza legata al Coronavirus, i lavoratori dipendenti di aziende private con almeno un figlio entro i 14 anni avranno diritto al lavoro agile anche senza gli accordi individuali previsti dalla legge 81/2017, purché questa modalità sia compatibile con le caratteristiche della loro prestazione. E potranno usare anche computer personali, se gli strumenti informatici non saranno forniti dal datore di lavoro. È una delle previsioni inserite nello schema del Decreto.

Come segnalato sul Sole 24 Ore di questa mattina, “potrebbero essere dunque tra sei e otto milioni i lavoratori coinvolti dallo smart working nei prossimi mesi, tra settore pubblico e privato. Durante il lockdown, infatti, due milioni di italiani hanno lavorato da casa, almeno per qualche giorno alla settimana”. Ma questo numero sarà da rivedere al rialzo, secondo Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio sullo smart working della School of management del Politecnico di Milano: “La Fase 2 – spiega – sarà più intensa della Fase 1 sotto il profilo dello smart working, perché nel periodo dell’emergenza avevamo interi pezzi di filiere produttive bloccati. Ora, per consentire la ripresa delle attività che non possono essere svolte da remoto, come la manifattura, sarà necessario incentivare, nelle stesse aziende, lo smart working per coloro che invece possono lavorare da fuori, per evitare la compresenza di tutti nelle sedi. Ci sono poi una serie di attività anche non impiegatizie – continua Corso – come la manutenzione e il controllo di determinati impianti che grazie alla digitalizzazione si potranno svolgere in smart working”.

Con specifico riferimento agli Enti territoriali, nel comunicato stampa del Governo si legge che “Al fine di concorrere ad assicurare ai Comuni, alle Province e alle Città metropolitane le risorse necessarie per l’espletamento delle funzioni fondamentali, per l’anno 2020, si istituisce un fondo presso il Ministero dell’Interno con una dotazione di 3,5 miliardi di euro, da ripartire tra Comuni, Province e Città metropolitane, entro il 10 luglio 2020 con decreto del Ministero dell’interno di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze sulla base della perdita di gettito e dei fabbisogni per le funzioni fondamentali. Al fine di assicurare una celere erogazione di risorse utili per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Coronavirus, si prevede di erogare il 30 per cento del fondo a titolo di acconto in proporzione alle entrate al 31 dicembre 2019, come risultanti dal SIOPE.
Inoltre, si provvede al reintegro dei 400 milioni di euro del Fondo di solidarietà comunale utilizzati per l’emergenza alimentare e si anticipa l’erogazione del fondo sperimentale di riequilibrio per le province e le città metropolitane per l’anno 2020.
Infine, si istituisce nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze un fondo, con una dotazione di 12 miliardi di euro, destinato a concedere anticipazioni a Regioni, Province autonome ed Enti locali, che si trovino in uno stato di carenza di liquidità, al fine di far fronte al pagamento dei propri debiti di carattere commerciale certi, liquidi ed esigibili.
Il fondo sarà articolato in due sezioni, una destinata ad assicurare la liquidità per il pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti locali e delle regioni e province autonome per debiti diversi da quelli finanziari e sanitari, l’altra per assicurare la liquidità a regioni e province autonome per il pagamento dei debiti degli enti del Servizio Sanitario Nazionale.
La gestione delle due sezioni del Fondo è affidata alla Cassa depositi e prestiti, sulla base di una convenzione da stipulare tra il Ministero e la Cassa entro 10 giorni dall’entrata in vigore del decreto.

>> IL COMUNICATO INTEGRALE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI n. 45 CON LA SINTESI DI TUTTE LE MISURE PREVISTE.

>> LA PRIMA NOTA DI LETTURA DELL’ANCI SUL DECRETO RILANCIO.

>> LA BOZZA DI TESTO ESAMINATA NEL CDM DI IERI SERA.

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