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Decreto Rilancio: il documento presentato dall’ANCI sulle risorse per gli Enti locali

Spesa per il personale: Comuni che si collocano tra le due fasce del decreto 17 marzo 2020

L’ANCI ha pubblicato il documento sul Decreto Rilancio presentato alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato. Nel documento, presentato in audizione informale il 27 maggio 2020, vengono elencate le principali urgenze, dal punto di vista dell’insufficienza di risorse, che i Comuni stanno patendo in seguito all’emergenza Coronavirus.

Nei fatti si tratta della richiesta di un altro finanziamento aggiuntivo fino a 3 miliardi, che potrebbe poggiare su una nuova richiesta al Parlamento per rivedere gli obiettivi di deficit. Suona così il nodo delle promesse con cui il premier Conte ha chiuso ieri le tre ore di confronto con gli amministratori locali. Un’apertura decisa, si legge sul Sole 24 Ore di questa mattina, che serve al premier a evitare un problema politico, mantenendo aperto quell’asse con i sindaci che hanno lavorato con il Governo fianco a fianco nei passaggi più delicati dell’emergenza nonostante le tensioni crescenti sui bilanci, ma prova a scacciare soprattutto un problema pratico: perché una paralisi generalizzata delle città manderebbe all’aria la prima linea nella gestione della crisi. Con altri tre miliardi, si arriverebbe a 7 nell’ombrello complessivo anti-Covid per i Comuni.

Come si può leggere in sede di premessa al documento di audizione dell’Associazione dei Comuni “L’emergenza da Coronavirus sta determinando un grande allarme per la prevedibile insufficienza delle risorse finora messe in campo dai decreti 18 e 34 a sostegno della crisi fiscale degli Enti locali. Ad avviso dell’ANCI il processo di monitoraggio della dinamica delle risorse disponibili e della verifica della efficacia dei sostegni via via attivati deve essere continuo e di medio periodo. In particolare, anche volendo mantenere al 10 luglio il riparto del fondo 3,5 mld fissato dall’articolo 106, appare necessario:
– definire fin d’ora la disponibilità di ulteriori risorse;
– stabilire un’ulteriore fase intermedia di verifica entro la fine di ottobre, per valutare le modalità di interventi aggiuntivi da attivare tempestivamente”.

I Comuni chiedono “vincoli finanziari più flessibili”, che si può tradurre con la possibilità di chiudere in deficit anche i bilanci preventivi (quelli che autorizzano la spesa), e poteri commissariali sulle opere “di interesse strategico locale” sulla falsariga di quanto deciso per l’edilizia scolastica con un emendamento approvato al decreto Scuola. E su questi punti hanno ottenuto l’impegno di Conte, come sulla sospensione per quest’anno dei piani di rientro e delle verifiche sul riequilibrio dei Comuni in pre-dissesto e sulla previsione di fondi diretti per cultura, turismo, mobilità e welfare. Vasto programma – scrive Gianni Trovati sul Sole 24 Ore – su cui “all’impegno del presidente ora devono seguire i fatti”, come dichiara alla fine del match il presidente dell’Associazione dei Comuni Decaro con cauta soddisfazione.Ma il lavoro non sarà né facile né breve, al punto che all’orizzonte si profila un possibile rinvio dal 31 luglio al 30 settembre del termine per chiudere i bilanci preventivi, che trascina con sé le decisioni sulle aliquote dell’IMU e degli altri tributi locali.

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