Ancora senza contratto 3,7 milioni di dipendenti

A novembre retribuzioni stabili (+0,1%), sull’anno crescita dell’1,6% A dicembre migliora ma resta bassa la fiducia dei consumatori

Marcello Serra 22 Dicembre 2012
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Natale amaro per gli oltre 3,7 milioni di lavoratori dipendenti che, stando ai dati Istat di novembre, aspettano il rinnovo contrattuale.
Di questi tre milioni sono dipendenti pubblici.
Il numero è calato rispetto ad ottobre, grazie al rinnovo di alcuni contratti collettivi, ma l’attesa per chi ha il contratto scaduto è salita a quasi tre anni.

A partire infatti da gennaio del 2010 tutti i contratti della pubblica amministrazione sono scaduti e rimarranno tali in ottemperanza alle disposizioni della legge 122/2010 all’articolo 9 comma 7 che stabilisce il blocco delle procedure contrattuali e negoziali relative al triennio 2010-2012.
Nel dettaglio, per l’insieme dell’economia, la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è stato pari al 28,5%, in riduzione rispetto al mese precedente per l’entrata in vigore di alcuni rinnovi contrattuali (alimentari, olearie e margarinera, carta cartone e cartotecnica).

I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono stati in media 35,6 in deciso aumento rispetto ad novembre 2011 (23,9).
L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è stata di 10,1 mesi, anch’essa in crescita rispetto ad un anno prima (7,5).

Il dato diventa ancora più duro se si considerare che sempre a novembre le retribuzioni sono rimaste sostanzialmente invariate (+0,1%) rispetto al mese precedente e cresciute dell’1,6% rispetto a novembre del 2011.
Nella media del periodo gennaio-novembre 2012 l’indice é cresciuto, nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, dell’1,4 per cento.

I settori che hanno presentato gli incrementi maggiori sono stati: alimentari bevande e tabacco (3,6%); legno, carta e stampa, acqua e servizi di smaltimento rifiuti (per entrambi gli aggregati 3,0%); energia elettrica e gas (2,9%); tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,8%).
Si registra, inoltre, un incremento tendenziale dello 0,3% in agricoltura e variazioni nulle per telecomunicazioni e per tutti i comparti della pubblica amministrazione.

Quanto alle retribuzioni orarie contrattuali queste hanno segnato un incremento tendenziale del 2,2% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.

Da qui il calo a dicembre della fiducia dei consumatori italiani, scesa al minimo storico a dicembre.
L’indice cioè che misura la fiducia dei consumatori in merito alla propria situazione personale, segnala l’istituto di statistica, è sceso da 90,9 a 90,7 punti, il livello più basso dal 1996, quando sono iniziate le serie storiche.
Si risolleva invece dal minimo di sempre l’indice riferito al clima economico, che sale da 69,7 a 72,9 punti.

Migliorano inoltre sia i giudizi che le aspettative sulla situazione economica dell’Italia (da -133 a -132 e da -64 a -60 i relativi saldi).
Sono inoltre in calo le attese sulla disoccupazione (da 113 a 104 il saldo).
A livello territoriale il clima di fiducia aumenta nel Nord-est, al centro e nel Mezzogiorno, mentre diminuisce nel Nord-ovest.

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