Al referendum ha vinto il NO: la riforma della Giustizia è respinta

Il NO vince in 17 Regioni con il 53,74% dei voti. La Riforma sulla Giustizia è respinta dal popolo

24 Marzo 2026
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Abbiamo seguito ieri in diretta con voi lo scrutinio sul Referendum sulla Giustizia, facciamo ora il punto della situazione.
Ha vinto il NO con un divario di quasi 8 punti con circa il 54% (53,74%) dei voti. Con la vittoria del NO la riforma della Giustizia che mirava a costituire un doppio CSM per separare le carriere e i percorsi per accedervici e istituire un’Alta Corte disciplinare è ufficialmente respinta. L’ordinamento della Magistratura rimarrà il vigente. Il NO vince in 20 capoluoghi su 20 e in 17 Regioni.

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Indice

L’affluenza

Secondo gli ultimi dati di ieri sono andati a votare intorno al 59% (58,93%) degli aventi diritto, un record rispetto alle ultime tornate elettorali: il Referendum del 2025 aveva visto solo il 29,8% dei voti e le elezioni europee del 2024 il 49,7%.

Un dato, quello dell’affluenza, che si è abbassato aggirandosi intorno al 56% dopo aver conteggiato i voti all’estero.

In 17 Regioni ha vinto il NO

Il Sì ha vinto in 3 Regioni:
– Friuli Venezia Giulia, con il 54% (ma a Trieste ha vinto il NO);
– Lombardia, con il 53% (ma a Milano ha vinto il NO);
– Veneto, con il 58%.

Nelle restanti 17 Regioni ha vinto il NO.

Chi ha votato di più?

La Regione che ha votato di più è l’Emilia Romagna con il 66,67; prima tra tutti la Provincia di Bologna. Subito dopo la Toscana e l’Umbria. Mentre in coda all’ultimo posto si ferma la Sicilia con una percentuale del 46,13%.

Interessante notare che la Regione in cui il NO ha vinto con più margine è la Campania, dove nel capoluogo (Napoli) il No ha superato il Sì del 71,47%.

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I commenti dei leader politici

Due giornate straordinarie per la nostra democrazia commenta la segretaria del PD Elly Schlein C’è una maggioranza del Paese che ha fermato una riforma sbagliata. Rimarca la Schlein:Tra nuove generazioni, tra i 18 e i 34 anni il NO ha vinto con il 61%, Possiamo dire che i giovani hanno fatto la differenza nonostante gli sia stato sottratto il diritto di votare da fuorisede. E continua: Il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla. C’è già una maggioranza alternativa al governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per costruire l’alternativa.

Il leader del M5s Giuseppe Conte commenta dapprima su X e poi con una conferenza stampa suggerendo a Meloni di dimettersi. Vi si associa anche Renzi commentando: Oggi si consuma un fatto politico enorme, quando il popolo parla il palazzo deve ascoltare.

Gli italiani hanno deciso e noi rispettiamo questa decisione commenta invece Giorgia Meloni, la Presidente del Consiglio dei Ministri con un video sulle piattaforme social, Meloni aveva già annunciato che, anche in caso di sconfitta, non si sarebbe dimessa. Segue uno dei principali promotori della riforma, il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio: Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia.

Noi abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza di una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l’Italia più libera. Però gli italiani sono stati di diverso avviso e ne prendiamo atto con il massimo rispetto. Conclude il Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani.

Ha commentato anche l’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) coinvolta in prima linea nella riforma: Oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutti i cittadini. Questo risultato tuttavia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Abbiamo contribuito a preservare l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione. I cittadini hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni sui problemi reali della giustizia”.

Una vittoria imprevedibile? Cosa dicevano sondaggi ed exit poll

In primo luogo i sondaggi avevano predetto che se l’affluenza avesse superato il 50%, sarebbe stata più probabile una vittoria del Sì. Ma dopo l’inattesa alta affluenza, anche i sondaggisti di YouTrend avevano definito la situazione “imprevedibile”.

I primi exit poll (sondaggi elettorali condotti all’uscita dai seggi, chiedendo agli elettori di indicare anonimamente il voto appena espresso) alle 15:00 di ieri fornivano una forbice molto vicina tra il NO e il SÌ.

L’instant poll di YouTrend indicava la prevalenza del NO con una forchetta compresa tra il 49,5% e il 53,5%. Il SÌ si attestava invece tra il 46,5% e il 50,5%. Anche gli exit poll Opinio-Rai, davano il NO in vantaggio al 49-53%, mentre il SÌ al 47-51%.

Nel frattempo:
Nella giornata di ieri, a spoglio non ancora iniziato, Cesare Parodi si è dimesso dalla carica di presidente dell’Associazione nazionale magistrati per motivi personali.
L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) è l’organismo sindacale che rappresenta la stragrande maggioranza dei magistrati italiani, senza connotazione politica.

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