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La liquidazione della retribuzione di risultato ai tempi dell’emergenza Coronavirus

Approfondimento di S. Simonetti

Le clausole contrattuali della sanità sospese o derogate dalla normativa sull’emergenza Coronavirus

Uno degli aspetti più qualificanti del rapporto di lavoro dei dirigenti pubblici è quello della finalizzazione della retribuzione di risultato alla qualità della performance. Soprattutto dopo il decreto 74/2017 che ha rivisitato le norme del decreto Brunetta del 2009 è imprescindibile che questa parte del salario accessorio spettante alla dirigenza sia erogata solo dopo la verifica del raggiungimento degli obiettivi assegnati.
Quanto sopra rappresentato costituisce un principio fondante che, tuttavia, non sempre e non dappertutto viene seguito. Molto spesso gli obiettivi e gli indicatori sono costruiti male, le valutazioni sono appiattite e omologate, i risultati sono arrotondati per eccesso con la conseguente erogazione sostanzialmente a pioggia della premialità. Nei giorni scorsi la stampa ha dato notizia di una vicenda che colpisce per la plateale violazione dei principi in parola ma – a motivo dell’ente dove si è verificata – la notizia ha assunto una rilevanza mediatica particolare.

Si tratta del Pio Albergo Trivulzio dove il 23 marzo scorso la dirigente dell’area tecnico-amministrativa ha adottato la determinazione 75/2020 con la quale vengono distribuiti premi per 580mila euro alla dirigenza medica e amministrativa (La Repubblica, 14 aprile 2020). E pur vero che il provvedimento riguarda la retribuzione di risultato del 2019 ma la notizia non può non essere contestualizzata con quello che sta accadendo alla Baggina e all’indagine penale in corso. La questione attiene a due scenari diversi: il primo è quello etico che chiaramente coinvolge valutazioni di estrema delicatezza mentre il secondo attiene ad aspetti tecnici rispetto alla legittimità dell’operazione. Per ciò che concerne il clamore suscitato nell’opinione pubblica, la memoria torna ad un analogo episodio del 2014…

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