Il confine tra l’esercizio del diritto di critica del lavoratore e la responsabilità disciplinare

Marcello Serra 24 Gennaio 2014
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di R. Squeglia (ilpersonale.go-vip.net 24/1/2014)

La pronuncia che qui si segnala (S.C. di Cassazione, sez. lavoro, n. 24989 del 6 novembre 2013) affronta un duplice profilo attinente il rilievo disciplinare della condotta tenuta da un insegnante di scuola dipendente da un IPAB cui è stato irrogato il licenziamento per aver criticato la gestione dell’istituto scolastico dal quale dipendeva anche alla presenza di terzi.

Condotta che si è spinta al punto tale da suggerire, a taluni genitori di minori frequentanti l’istituto, di iscrivere altrove i figli.

Come si diceva in premessa, l’indagine della S.C. si è mossa lungo due direttrici. La prima, di carattere sostanziale, è quella della sussumibilità della condotta contestata alla dipendente nella fattispecie espulsiva; la seconda, di natura formale, investe invece la necessaria pubblicazione del codice disciplinare quale prerequisito per la legittimità dell’irrogata sanzione.

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