di GIORGIO POLIGLOTTI (dal Sole 24 Ore)
Secondo un’elaborazione condotta da Adapt in Italia in 4,2 milioni lavorano la domenica, il 17,5% della forza lavoro (il dato è riferito al quarto trimestre del 2024, quando peraltro tradizionalmente la quota di lavoratori domenicali è più bassa rispetto agli altri periodi). La frequenza con cui questi lavoratori si dedicano all’attività lavorativa domenicale non è uguale per tutti. Facendo cento il totale dei lavoratori domenicali il 26,85% lavora la domenica “sometimes” mentre per il restante 73,14% la frequenza del lavoro domenicale si intensifica. In termini assoluti sono pari al 5,8% del totale i “sometimes workers”, mentre gli “usually workers” sono il 15,8% degli occupati totali.
Un’ulteriore distinzione che l’elaborazione di Adapt curata da Francesco Alifano consente di fare è quella di genere: tra gli uomini quanti abitualmente lavorano la domenica rappresentano il 15,6%, tra le donne si sale al 16,1%, per il maggior ricorso a contratti part time che prevedono il lavoro nel weekend. Adapt ha anche analizzato i settori con il maggior ricorso al lavoro domenicale.
Tra alberghi e ristoranti oltre 1 milione di lavoratori sono impiegati la domenica (66,7%), in agricoltura in 226mila (26,4%), nel commercio 778mila (23,4%), nella PA 265mila (22,5%), nei servizi collettivi e personali in 299mila (17,6%), nell’istruzione, sanità ed altri servizi sociali in 622mila (17%), nei trasporti e magazzinaggio in 247mila (20,2%).
Nei principali settori tra i profili più richiesti per lavori che si svolgono anche la domenica figurano gli operatori pluri-servizi, addetti vendita, banconisti, cassieri, camerieri, aiuto cuochi, steward e hostess, receptionist, addetti call center, manutentori, autisti, magazzinieri, infermieri e assistenti socio-sanitari. Molti di questi lavoratori sono assunti con contratto part time di tipo verticale o di lavoro intermittente, proprio per lavorare solo di sabato e/o di domenica.
Le compensazione per il disagio causato dallo svolgimento del lavoro domenicale è affidata alle maggiorazioni retributive che sono oggetto della contrattazione collettiva. La domenica lavorata non è retribuita come straordinario: le maggiorazioni retributive sono applicate alle ore di lavoro normalmente dovute, e non, come in caso di straordinario, ad ore aggiuntive rispetto a quelle previste da contratto, con un sostanziale differenza in busta paga. I contratti collettivi possono introdurre contingentamenti alle giornate annue di lavoro domenicale richiedibili al lavoratore o, per categorie e condizioni specifiche (genitori con figli piccoli, malati gravi, chi deve assistere disabili o persone non autosufficienti), e prevedere il diritto dei lavoratori a rifiutare di prestare attività lavorativa la domenica.
Il panorama è molto articolato tra le varie categorie di lavoratori. Tra i circa 100mila ferrovieri è piuttosto abituale il ricorso al lavoro domenicale. Il lavoro per capitreno e macchinisti e addetti alla circolazione infatti è organizzato per turni 7 giorni su 7, per gli addetti al customer care, alla manutenzione rete e rotabili e al trasporto merci è organizzato anche la domenica sulla base di esigenze aziendali. Il lavoro domenicale viene compensato dal cosiddetto riposo di qualità (fino a 2 giorni) e da un riconoscimento economico pari a 23 euro (previsto dal CCNL attività ferroviarie) a cui vanno aggiunte indennità specifiche legate alla mansione. Per i 100mila autoferrotranvieri per il lavoro domenicale è prevista un’indennità nazionale, ferma da molti anni, che equivale a poco più di 5 euro lordi e riguarda a turni la totalità degli autisti. In alcune aziende l’indennità nazionale viene integrata e aumentata. Nel contratto del commercio, la maggiorazione omnicomprensiva è del 30% sulla quota oraria della normale retribuzione per ciascuna ora di lavoro prestata di domenica. Per le ore di lavoro straordinario prestate di domenica è riconosciuta una maggiorazione del 30% sulla normale retribuzione oraria. Anche nella grande distribuzione organizzata la maggiorazione è del 30%. Fu il decreto «Salva Italia» del governo Monti a introdurre nel 2011 le aperture domenicali e nei festivi dei negozi. Nella grande distribuzione organizzata, un ruolo fondamentale, per mediare tra le esigenze organizzative del datore e quelle di conciliazione vita-lavoro del lavoratore, è affidato alla contrattazione collettiva, attraverso la gestione dei turni.
Proprio su questo giornale ha sollevato un dibattito la presa di posizione di Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop (72 cooperative di consumatori con ricavi per 16,4 miliardi, oltre 57mila dipendenti), favorevole alla chiusura dei supermercati alla domenica per contenere il costo del lavoro, «recuperare produttività ed efficienza» e «dare una risposta ai nostri dipendenti che non vogliono avere l’impegno del lavoro la domenica», nella convinzione che una parte degli acquisti si sposterebbe negli altri giorni della settimana (si veda «Il Sole-24ore» del 6 gennaio).
Di parere opposto Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione (aziende del commercio moderno alimentare e non alimentare con un giro d’affari aggregato di 86 miliardi realizzato in oltre 18.600 punti vendita tra diretti e affiliati in cui lavorano circa 225mila addetti), che sempre dalle pagine di questo giornale ha replicato facendo presente che per alcune categorie merceologiche la domenica è la giornata migliore della settimana – per altre la seconda-; la chiusura sarebbe un danno soprattutto nell’attuale fase di andamento dei consumi ancora fragile, in presenza di una concorrenza delle piattaforme online che sono aperte sette giorni su sette, 24 ore al giorno.
La Legge di Bilancio per il 2026 prevede una “flat tax” del 15% sulle somme corrisposte a titolo di indennità e maggiorazioni per lavoro festivo, notturno e a turni, in sostituzione dell’IRPEF ordinaria e delle addizionali locali, entro un limite di 1.500 euro annui di retribuzione lorda percepita per queste prestazioni da lavoratori dipendenti con redditi fino a 40mila euro. Sempre in manovra è stato confermato fino al 30 settembre 2026 il trattamento integrativo speciale (pari al 15% della retribuzione lorda) per il personale del settore turistico, ricettivo e termale che svolge lavoro straordinario festivo o notturno (sempre per redditi fino a 40mila euro). Inoltre se il lavoro domenicale viene pagato con maggiorazioni derivanti da rinnovi contrattuali siglati tra il 2024 (come il contratto del commercio) e il 2026, tali incrementi possono beneficiare di un’imposta sostitutiva del 5% per le somme pagate nel 2026 per redditi fino a 33mila euro. Con la leva fiscale si punta a dare un impulso ai salari nominali di questa ampia platea di lavoratori, anche per dare una spinta ai consumi.
* Articolo integrale pubblicato su Il Sole 24 Ore del 11 febbraio 2026 (In collaborazione con Mimesi s.r.l.)
Lavoro domenicale per 4 milioni
Dalla sanità al commercio, dalla siderurgia alla chimica. Dalla logistica ai trasporti, dall’assistenza socio-sanitaria alle forze di polizia. Dai musei all’agricoltura, al lavoro autonomo, tutti impegnati di domenica
Il Sole 24 Ore
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