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Anticorruzione subito al via

Il «responsabile della prevenzione» dell’illegalità previsto dalla legge anti-corruzione va individuato tra i dirigenti «stabili» e lontani dagli uffici dove si annidano potenziali conflitti d’interesse. La scelta, a carico dell’«organo politico» (ministri, presidenti di Regione o di Provincia, sindaci), va compiuta subito, perché entro il 31 marzo ogni Pubblica amministrazione deve preparare e inviare alla Funzione pubblica il proprio piano anti-corruzione. A dettare le istruzioni operative per tradurre in pratica le norme anticorruzione scritte nella legge 190/2012 è la Funzione pubblica, che nella circolare 1/2013 fissa tempi e calendario per le nuove procedure. Il perno intorno a cui ruotano le attività di «prevenzione» di tangenti e affini previste dalla legge approvata il 6 novembre scorso è il «responsabile anti-corruzione», che va scelto fra i vertici di ogni amministrazione. Nel caso di Comuni e Province, è la stessa legge a indicare nel segretario generale la figura “tipica” a cui assegnare il compito (sindaci e presidenti possono comunque effettuare scelte diverse, se motivate). Il quadro è più articolato nelle Pubbliche amministrazioni centrali, dove la legge spiega che il responsabile della legalità va individuato «di norma fra i dirigenti di prima fascia in servizio». Nelle Regioni, dove la dirigenza non è divisa in prima e seconda fascia, la nomina va indirizzata su chi guida un ufficio articolato al proprio interno in ulteriori strutture organizzative con un altro dirigente al vertice. Il dato chiave è offerto dal peso dei compiti a carico del “prescelto”, che potrà essere oggetto di sanzioni per responsabilità dirigenziale e disciplinare: se emerge un reato di corruzione negli uffici soggetti al suo controllo, il responsabile che non ha vigilato sull’attuazione delle procedure scritte nel piano anti-corruzione potrà essere sospeso dal servizio fino a un anno ed essere chiamato dalla Corte dei conti a rispondere per danno erariale e danno d’immagine nei confronti della Pubblica amministrazione. Per questa ragione, Palazzo Vidoni sottolinea che il responsabile anti-corruzione dovrà avere “spalle robuste”. Sono quindi banditi dalla scelta i dirigenti degli uffici di diretta collaborazione di ministri e dirigenti, perché titolari di un rapporto fiduciario con l’autorità politica, ma più in generale è sconsigliato affidare i galloni ai dirigenti a contratto: meglio i titolari di «posizioni di relativa stabilità», anche per non compromettere l’eventuale applicazione delle sanzioni. Nella designazione, secondo la Funzione pubblica, è meglio inoltre stare alla larga da chi guida strutture come gli uffici che si occupano di contratti o di gestione del patrimonio, considerati dalla circolare settori «più esposti al rischio della corruzione», e il responsabile dell’ufficio procedimenti disciplinari, perché in conflitto d’interessi.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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