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Via le Province dalla Costituzione

Palazzo Chigi accelera sulla riforma delle Province. E prova a risolvere il problema alla radice con un Ddl costituzionale che le cancelli della Carta. Il provvedimento è atteso in Consiglio dei ministri già oggi. All’ordine del giorno c’è anche il regolamento sulle lobby, sul quale fino a ieri sera c’era ancora molta confusione. Sugli enti di area vasta l’Esecutivo corre subito ai ripari dopo che la Consulta, 48 ore fa, ha sancito l’incostituzionalità della stretta disposta dal Governo Monti. I giudici costituzionali hanno censurato l’uso di un decreto legge sia per trasformare le amministrazioni provinciali in enti di secondo livello eletti dai Comuni (come previsto dall’articolo 23 del salva-Italia), sia per sopprimere quelle con meno di 350mila abitanti e un’estensione inferiore a 2.500 chilometri quadrati (come disposto dalla spending review). La scelta di bruciare le tappe è maturata durante il vertice di maggioranza di ieri mattina. «Aboliremo le Province», ha garantito il premier Enrico Letta al termine della cabina di regia a Palazzo Chigi. Da qui la scelta di portare già oggi in Cdm il Ddl costituzionale che elimini il riferimento alle amministrazioni provinciali dagli articoli 114 e seguenti della Carta. L’articolato, che è stato messo a punto dalla presidenza del Consiglio e dal ministero delle Riforme, si annuncia molto snello. E lascerà le Regioni libere di prevedere sul loro territorio la presenza o meno di un “ente di mezzo”, previo referendum popolare e nell’ambito dei principi fissati da una legge statale. Legge statale che dovrà regolamentare anche l’altra “vittima” della pronuncia della Consulta, le Città metropolitane. Resta ancora da decidere se, una volta approvato, il Ddl seguirà l’iter ordinario di riforma della Costituzione oppure sarà affidato al comitato delle riforme che deve riscrivere entro 18 mesi la seconda parte della Costituzione. Nel frattempo il Governo conta di condurre in porto anche la seconda tranche dell’intervento. Entro un paio di settimane dovrebbe arrivare sul tavolo di Palazzo Chigi il disegno di legge ordinamentale a cui sta lavorando il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio. Che, tra le altre cose, punta a trasformare le Province in un ente di secondo livello sul modello delle Unioni Comuni riducendo a una o due al massimo le loro funzioni. Il Consiglio dei ministri odierno dovrebbe esaminare anche il regolamento sulle lobby. Un testo che non ha incontrato finora troppi consensi e sul quale fino a ieri si confrontavano Presidenza e gli stessi ministri Quagliariello e Franceschini. A prevalere come Ddl in entrata sarebbe quello di Palazzo Chigi su cui il premier Letta spinge deciso per un’approvazione già nel Cdm di oggi. I punti di contrasto allo stato attuale sarebbero almeno due: l’esclusione delle nuove regole per senatori e deputati, come chiedono i due ministri; la reciprocità della regolamentazione delle lobby, come hanno ufficialmente chiesto i soggetti interessati. Secondo la presidenza, infatti, l’albo dei lobbisti dovrà essere accompagnato dal registro dei contatti e degli interessi dei “decisori pubblici”. Una trasparenza però non necassaria per Quagliarello e Franceschini.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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