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Un’alleanza per cambiare la p.a.

Mobilità intercompartimentale, staffetta generazionale, pochi parametri e limiti alla spesa per il personale, regole certe per le società partecipate. E ancora, realizzazione di un mercato organico della dirigenza su base territoriale «che implichi anche un intervento sulla disciplina dei segretari comunali e provinciali» e un ripensamento complessivo del sistema di accesso alla p.a. In attesa che il governo Renzi trasformi in norme concrete i 44 punti della lettera inviata ai dipendenti pubblici sulla riforma della p.a., l’esecutivo stringe un patto di ferro con quelli che saranno i prossimi interlocutori istituzionali sul cammino delle riforme: comuni, città metropolitane, province e regioni. Alle autonomie il premier promette concertazione, quando si tratterà di emanare le misure che di volta in volta toccheranno gli interessi dei diversi enti. Fermo restando che «i provvedimenti troveranno attuazione nel rispetto delle prerogative costituzionali e normative assegnate a ciascun livello di governo». Si chiama «Italia Semplice», l’allenza istituzionale «per rilanciare la Funzione pubblica nel paese» sottoscritta ieri tra i rappresentanti dell’esecutivo (i ministri della p.a. Maria Anna Madia e degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta oltre al sottosegretario alla funzione pubblica Angelo Rughetti) e le autonomie rappresentate dal presidente dell’Anci Piero Fassino, dal presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani e dal presidente della provincia di Terni Feliciano Polli per l’Upi. L’obiettivo è ambizioso e può essere così sintetizzato: innovare e quindi semplificare e risparmiare. Per raggiungerlo, le parti concordano su 5 interventi strategici. A cominciare dal ripensamento delle p.a. (centrali e locali) sul territorio che dovrà portare a ridurre gli uffici periferici dello stato (prefetture, agenzie, commissioni tributarie, forze dell’ordine) in coerenza col processo di riforma avviato dalla legge Delrio (n.56/2014). La seconda «via maestra» indicata dal governo e condivisa dalle autonomie riguarda la valorizzazione del capitale umano. E qui si ritrovano gran parte dei 44 punti della lettera programmatica su cui il governo ha avviato la consultazione online con i lavoratori statali. Oltre alla mobilità intercompartimentale, la priorità si chiama staffetta generazionale da realizzare «con risorse derivanti dal part-time, dalla revisione dell’istituto dell’esonero e dalla risoluzione anticipata del rapporto di lavoro». Per garantire un effettivo ricambio generazionale l’accordo ritiene imprescindibile rivedere i paletti alle spese per il personale. Agli enti si promette dunque maggiore flessibilità e autonomia organizzativa, pochi parametri e limiti alla spesa per il personale e l’adozione di un sistema di regole per il personale che coinvolga anche le società partecipate. Oltre, come detto, alla realizzazione di un «mercato organico della dirigenza su base territoriale, che implichi anche un intervento sulla disciplina dei segretari». L’effetto virtuoso di questi interventi dovrebbe, secondo il governo, orientare al merito le retribuzioni che saranno omogenee a parità di incarichi svolti. Sul fronte delle semplificazioni, governo e autonomie concordano sui seguenti punti: – ridurre i procedimenti in cui è necessario un intervento autorizzativo della p.a.; – standardizzare le procedure amministrative in modo che il cittadino possa usare le stesse modalità di interlocuzione con la p.a. per lo stesso tipo di provvedimento; – eliminare le richieste di documenti e certificati già in possesso da parte della p.a.; – adottare un’Agenda per la semplificazione da condividere tra stato, regioni e autonomie. Completano il quadro la digitalizzazione e la trasparenza. Sul primo fronte, il governo prende un impegno solenne: entro il 2016 dovrà scomparire ogni forma di comunicazione cartacea nella pubblica amministrazione. Sull’open data, invece, occorre un nuovo approccio culturale: i dipendenti pubblici dovranno «considerare il rendiconto del loro agire come l’essenza dell’azione amministrativa». In quest’ottica, comuni, province, città metropolitane e regioni si sono impegnati a realizzare in ciascun ente un sistema di disclosure che garantisca la pubblicazione sui singoli portali dei livelli delle prestazioni erogate, della spesa, dei tempi di esecuzione dei provvedimenti e dei tempi medi di risposta alle istanze dei cittadini. Soddisfazione per la firma dell’accordo è stata espressa dal ministro Madia. «Spesso le norme sulla p.a. hanno avuto un problema di attuazione perché gli enti locali non si sono assunti la responsabilità politica delle norme», ha commentato. «Abbiamo siglato questo accordo prima del cdm del 13 (in cui il governo dovrebbe adottare i primi provvedimenti di riforma ndr) per assumerci la responsabilità politica delle norme che andremo ad applicare». Il ministro degli affari regionali Lanzetta ha invece puntato l’attenzione sulla «validità del metodo in cui ogni passo viene concertato e condiviso». «Forse è un metodo più faticoso e lungo, ma assolutamente valido. Per il presidente dell’Anci, Piero Fassino, il documento «indica le linee guida e i criteri per una riforma che consenta una maggiore sintonia tra il tempo in cui opera la società e i tempi delle p.a., favorendo una maggiore vicinanza e consonanza con le aspettative dei cittadini e delle imprese».

Fonte: Italia Oggi

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