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Nella p.a. telelavoro per il 10% dei dipendenti

Scende dal 20 al 10% la quota minima di lavoratori della p.a. che potranno svolgere il telelavoro «al fine di tutelare le cure parentali». È stato approvato in commissione affari costituzionali della camera un emendamento alla delega p.a. (relatore Ernesto Carbone, Pd) presentato dal Pd che riduce la percentuale minima cui deve essere consentito il telelavoro nella pubblica amministrazione.

Nel nuovo testo si legge che «le amministrazioni pubbliche, nei limiti delle risorse di bilancio disponibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, adottano misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro e per la sperimentazione di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa che permettano, entro tre anni, ad almeno il 10% dei lavoratori dipendenti, ove lo richiedano, di avvalersi di tali modalità».

Oltre all’emendamento sul telelavoro, la commissione affari costituzionali di Montecitorio ha approvato un pacchetto di emendamenti tra cui si segnala la modifica all’articolo 11 che punta a tutelare le donne che subiscano «violenza di genere» per consentire loro di presentare domanda di trasferimento ad altra amministrazione a condizione che ci siano «posti vacanti corrispondenti».

Novità anche sull’articolo 4 (segnalazione certificata di inizio attività e silenzio assenso).

Viene resa più stringente la certezza dei tempi della procedura: «prevedendo altresì l’obbligo di comunicare ai soggetti interessati, all’atto della presentazione di un’istanza, i termini entro i quali l’amministrazione è tenuta a rispondere ovvero entro i quali il silenzio della amministrazione competente equivale ad accoglimento della domanda».

L’articolo 5 sull’autotutela amministrativa è stato invece approvato senza modifiche.

È stato infine accantonato un emendamento presentato da Scelta Civica che punta ad introdurre esplicitamente il termine «riduzione» in tema di partecipate.

Fonte: Italia Oggi

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