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Statali

Liquidazioni a rate, meno straordinari, tetti alle maxi retribuzioni, stretta sul turn over, regole più severe per gli affitti della pubblica amministrazione. Il settore del pubblico impiego sarà probabilmente chiamato a dare un contributo pesante alla legge di Stabilità. E ieri sera i sindacati, di fronte alla conferma di molte indiscrezioni sui tagli per la pubblica amministrazione, hanno definito inaccettabili le misure prospettate. Eccole, in sintesi. Le linee guida della legge di Stabilità dicono che, in tutto, il taglio della spesa pubblica dovrà valere 16 miliardi. Anche se non è detto che le cose nelle prossime ore non siano destinate a cambiare di nuovo. Il provvedimento a più ampio raggio, nel senso che interessa tutti i dipendenti pubblici, sarebbe quello del blocco delle contrattazioni fino alla fine dell’anno prossimo, oltre ad un tetto che limiterebbe l’indennità di vacanza contrattuale, quella cifra in busta paga che compensa il mancato rinnovo del contratto. Dunque stipendi fermi ancora per un po’, ma anche congelamento del ricambio: in caso di pensionamento la possibilità di rimpiazzare chi va via verrebbe ulteriormente ridotta. Accorata la protesta di Raffaele Bonanni, segretario della Cisl: «Abbiamo perso 350 mila dipendenti negli ultimi cinque anni perché non si è fatto più turn over». Secondo Rossana Dettori (Fp-Cgil) il mancato rinnovo del contratto, scaduto nel 2009, è costato finora alla categoria dei dipendenti pubblici 7 miliardi, mentre altri 14 si possono riferire alle mancate assunzioni. Diverse sigle che rappresentano i lavoratori dello Stato hanno poi fatto sapere che sarebbe invece necessaria «una proroga per tutelare gli oltre 120 mila precari» . A fine anno, avvertono i sindacati, con migliaia di contratti in scadenza «si rischia la paralisi dei servizi pubblici». Meno risorse anche per gli straordinari: rispetto ai livelli del 2013, verranno tagliati del 10%, solo le forze dell’ordine e i vigili del fuoco patiranno una riduzione pari al 5%. Altre misure riguarderebbero invece la rateizzazione del Tfr, che verrebbe corrisposto non in un’unica soluzione dopo sei mesi ma in due tranche in capo a 12 mesi se l’importo supera i 50 mila euro. È la revisione di una regola già applicata per ora solo alle liquidazioni che superano i 90 mila euro. L’intento del governo è quello poi di mettere un limite agli stipendi e agli emolumenti pubblici più in generale: non si potranno superare i 300 mila euro lordi l’anno. E infine si parla di austerity per le sedi: altri risparmi dovrebbero saltare fuori dall’obbligo di scegliere per gli uffici locazioni che non comportino affitti eccessivi per la pubblica amministrazione.

Fonte: Corriere della Sera

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