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Statali da prepensionare, ecco il piano

L’argomento dovrebbe essere uno dei fiori all’occhiello della prossima legge di Stabilità.
I sindacati, ufficialmente, non lo conoscono.
In realtà, qualche esponente di quel mondo ne ha scoperto l’esistenza solo al termine di una serata su una terrazza romana.
Da un ministro si è sentito chiedere: «Ma che ne penseresti, se…».
La risposta è stata secca: «È tema troppo serio per farci sopra un sondaggio.
Fate una proposta e la esamineremo».
Ma Enrico Letta non ne ha parlato durante l’incontro formale con Cgil, Cisl e Uil a Palazzo Chigi.
L’argomento in questione è il pre-pensionamento degli statali.
Lo schema è stato messo a punto dalla Funzione pubblica e lo sta condividendo con la Ragioneria generale dello Stato.
La strategia prevista è quella di usare come battistrada la circolare diffusa tre giorni fa sull’applicazione della spending review ai dipendenti pubblici.
Che altro non è una reinterpretazione della legge Brunetta sul pubblico impiego.
Prevede che i dipendenti «eccedenti» le piante organiche dei ministeri possano essere messi, in un primo momento, in mobilità e poi prepensionati.
Con un particolare.
Per i 7mila statali che rientrano in questa fattispecie verranno applicate le norme previdenziali precedenti alla Riforma Fornero.
A cadere nella rete della circolare e della spending review saranno per primi i dipendenti civili del ministero della Difesa; che è stato uno tra i pochi dicasteri a segnalare un’eccedenza di personale.
Con la previsione di ridurre del 20% le posizioni dirigenziali e del 10% quelle del personale.
Ma a partire dal 2014.
Questa circolare, però, ha l’obbiettivo di diventare una specie di cavallo di Troia della più ampia riforma che dovrebbe trovare spazio nella legge di Stabilità o in uno dei provvedimenti che la anticiperanno.
Seguendo lo schema della circolare che introduce il principio del prepensionamento per i dipendenti pubblici, Funzione pubblica e ministero dell’Economia stanno elaborando una proposta che – in stato embrionale – dovrebbe prevedere la possibilità di andare in pensione anticipata per chi ha compiuto almeno 58/60 anni d’età (la circolare per il personale in eccedenza prevede 65 anni e 40 anni di contributi).
Mentre sarebbe ancora da definire il requisito minimo di contributi versati.
In cambio, chi va a riposo anticipato si vedrebbe ridotto del 10% l’assegno.
Secondo il conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, i dipendenti pubblici con un’età compresa tra i 55 e i 64 anni sono complessivamente 766.580: il 60 per cento sono donne.
La soluzione, fortemente sostenuta dalla Funzione pubblica, trova resistenze da parte dell’Economia: il ministero di Saccomanni non è certo dell’efficacia dei risparmi di spesa.
Al contrario, Palazzo Vidoni ne è convinto; anche perché già diverse amministrazioni locali (come i comuni di Torino e Napoli) hanno chiesto misure in tal senso e in Parlamento una parte del Pd non vedrebbe male soluzioni di questo tipo.
Che permetterebbe di sbloccare il turn over nella pubblica amministrazione e assumere giovani.
Uno svecchiamento che, nelle intenzioni, dovrebbe anche favorire la produttività del comparto.

Fonte: Il Giornale

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