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Si allenta la stretta sugli enti locali

Più risorse alle regioni e soprattutto ai Comuni. Sotto la spinta di Governatori, sindaci e partiti, alla fine il Governo ha deciso di aprire su un allentamento della stretta sugli enti locali dando l’ok a un emendamento dei relatori del decreto sulla spending review che è stato approvato ieri dalla commissione Bilancio del senato. Ai Comuni arrivano 800 milioni, 300 dei quali girati direttamente dalle Regioni (anche a discapito degli enti “virtuosi”) e altri 500 dal fondo per i rimborsi fiscali. Con il sì a un altro ritocco dei relatori salta di fatto anche il taglio alla ricerca di 33 milioni per il 2012 e viene alleggerito quello per il 2013. Ma non tutto è andato liscio nella lunga giornata di lavori in Commissione caratterizzata ancora da continui stop and go. L’impasse sui nodi della sanità e delle Province è perdurato fino a tarda sera. Sempre fino a notte inoltrata è andata avanti anche la trattativa per salvare altri 2mila esodati (in gran parte collegati a casi di mobilità), in aggiunta ai 55mila già previsti dal decreto sulla spending review dopo i primi 65mila salvaguardati dal primo provvedimento del ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Sulla richiesta avanzata dal Pd c’è stata la convergenza del Pdl ma questo nuovo mini-allargamento del bacino si è scontrato con il problema copertura, che in serata non risultava ancora individuata. Proprio l’impossibilità di sciogliere il nodo esodati e di trovare una rapida intesa sulle Province ha costretto la commissione Bilancio e rinviare a questa mattina la conclusione dei lavori. Con conseguente slittamento dell’approvazione in Aula del provvedimento. Il via libera era atteso per oggi ma la commissione ha chiesto alla presidenza del Senato di rinviare il voto a lunedì. Confermato il ricorso alla fiducia così come l’inserimento nel decreto del testo sulle dismissioni. Pochi gli articoli approvati prima della nuova maratona notturna. Tra i correttivi che hanno ottenuto il via libera, quello dei relatori, Paolo Giaretta (Pd) e Gilberto Pichetto Fratin (Pdl), che rivisita per ampi tratti il capitolo del rafforzamento della gestione centralizzata degli acquisti di beni e servizi da parte delle amministrazioni. Gli approvvigionamenti di energia, gas, carburanti e telefonia non sono più vincolati al metodo Consip a condizione che siano previsti «corrispettivi inferiori» a quelli indicati nelle convenzioni. Eliminato anche l’annullamento retroattivo dei contratti non conformi al metodo Consip siglati prima del varo del decreto: lo stop scatterà solo dopo l’entrata in vigore del decreto di conversione. Sul fronte degli enti territoriali, la Commissione ha approvato un emendamento che consente alle 8 regioni con piano di rientro dal deficit sanitario di anticipare al 2013 l’Irpef maggiorata prevista per il 2014. Via libera anche a una nuova sforbiciata alle risorse per le intercettazioni telefoniche: i risparmi per quest’anno dovranno salire da 20 a 25 miliardi. Pochi i ritocchi sul pubblico impiego, anche se arriva il disco verde a una deroga alla riforma Fornero per gli insegnanti in esubero: fino al 31 agosto quelli vicini ai 60 anni di età potranno andare in pensione con i vecchi requisiti. Arriva anche l’estensione del tetto di 300mila euro (in linea con il trattamento economico del primo presidente della Cassazione) alle retribuzioni di manager e dipendenti delle aziende partecipate dallo Stato, non quotate, Rai compresa, per effetto del sì a un emendamento della Lega in qualche modo affinato anche dal Pd. L’attuale Cda di via Mazzini non sarebbe però interessato dalla stretta, che non si applicherebbe ai contratti in essere e diventerebbe operativa solo dopo l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Novità anche sul capitolo affitti. Il taglio del 15% del canone pagato dalla pubblica amministratizione per l’utilizzazione di immobili con funzione di uffici scatterà nel 2013 solo per i contratti di locazione scaduti o rinnovati dopo il varo del decreto sulla spending review: per tutti gli altri la stretta slitterà di due anni (al 1 gennaio 2015).

Fonte: Il Sole 24 Ore

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