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Relazione sullo stato della PA

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La Relazione sullo stato della PA 2010-2011 presentata al Parlamento dal ministro Renato Brunetta contiene anche il corposo allegato “Relazione e monitoraggio sui distacchi e permessi sindacali retribuiti, sulle aspettative e permessi sindacali non retribuiti”. Complessivamente, le giornate di assenza dei pubblici dipendenti per motivi sindacali nel 2010 rappresentano lo 0,16% delle giornate complessive di lavoro, corrispondono a 3.655 dipendenti/anno (pari a un dipendente su 550) e si traducono in un costo complessivo annuo valutabile in 113.277.390 euro. Tale cifra è stata ottenuta dal prodotto tra le unità annue per il costo medio dello stipendio annuo previsto per unità, pari a 31.000 euro.

Dalla fine del 2009 è entrato a regime un sistema informatizzato di rilevazione delle prerogative sindacali che consente di monitorare, quasi in tempo reale, l’esatto numero di giornate od ore di assenza dal servizio riferibili all’attività sindacale. Il sistema centrale GEDAP del Dipartimento della Funzione pubblica ha risolto gran parte dei problemi riscontrati in passato dovuti alla difficoltà di verificare il rispetto dei limiti dei permessi e distacchi concedibili ai lavoratori che svolgevano attività sindacale. I dati complessivi, tuttavia, non sono ancora completi. Alla data del 27 giugno 2011 l’obbligo di inserire i dati nel sistema informativo centrale era stato ottemperato dal 69,47% delle amministrazioni pubbliche, nelle quali opera il 75,59% dei dipendenti. Nonostante i solleciti operati dal Dipartimento della Funzione pubblica, le amministrazioni inadempienti sono ancora 3.900 (erano 2.516 nel 2009).

Come noto, i rappresentanti delle confederazioni e delle organizzazioni sindacali del pubblico impiego possono svolgere attività sindacale utilizzando tre diversi strumenti: il distacco sindacale, il permesso sindacale, l’aspettativa e i permessi sindacali non retribuiti. Analoghe prerogative sono previste anche per il personale “non contrattualizzato” ma in misura non rilevante ai fini statistici, in ragione sia del numero non elevato di tale personale sia del ridotto contingente di permessi e distacchi a loro disposizione.

Il distacco sindacale è assegnato a ciascuna organizzazione in ragione della propria rappresentatività (misurata come media tra numero di deleghe rilasciate dai lavoratori e numero di voti ottenuto nelle elezioni delle Rappresentanza sindacali). I distacchi sono definiti da un accordo nazionale in un numero complessivo non superabile pari a 3.055 unità. La rilevazione di Palazzo Vidoni ha verificato che nel 2010 i distacchi complessivi utilizzati sono stati 2.642 (i dipendenti che ne hanno usufruito sono in misura maggiore poiché possono essere utilizzati anche per periodi inferiori all’anno).

I permessi sindacali possono riguardare la partecipazione a organismi direttivi statutari delle organizzazioni sindacali oppure lo svolgimento del mandato sindacale. I primi sono concedibili nel limite massimo (stabilito dal contratto nazionale) di 61.336 giorni di assenza (436.718 ore/anno), da ripartire tra le diverse sigle secondo lo stesso principio di rappresentatività. La rilevazione GEDAP evidenzia l’utilizzo di permessi per un totale di 45.780 giornate di lavoro. L’apparente ‘risparmio’ si spiega con i dati ancora mancanti relativi a circa il 25% del personale. I secondi sono invece concessi dalle singole amministrazioni ai rappresentanti sindacali all’interno di un contingente annuo che varia in ragione del numero complessivo dei dipendenti dell’amministrazione stessa. La rilevazione evidenzia permessi concessi a tale titolo per 177.048 giornate di lavoro.

L’aspettativa e i permessi sindacali non retribuiti sono infine concessi ai rappresentanti delle organizzazioni rappresentative che ne facciano richiesta. Nell’anno 2010 sono state fruite 167.080 giornate di aspettativa non retribuita (riconducibili a 458 dipendenti/anno) e 1.451 giornate di permessi sindacali non retribuiti (corrispondenti all’assenza dal servizio di 7 dipendenti/anno).

(FONTE: Ministero della p.a. e dell’innovazione)

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