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Per gli statali divieto di congedo

è entrato a regime (circ. Inps 40/2013) il congedo di paternità previsto dalla riforma Fornero per innovare il mercato del lavoro. La riforma riconosce al padre lavoratore dipendente un congedo obbligatorio (una giornata) e un congedo facoltativo (due giornate) in alternativa al congedo per maternità della madre. Entrambi i congedi devono essere usufruiti entro il quinto mese di vita del bambino. Ad esempio, per le nascite nello scorso gennaio i congedi potranno essere richiesti entro il prossimo mese di maggio. Le regole per i nuovi permessi si applicano anche alle adozioni nazionali ed internazionali e agli affidamenti avvenuti a partire dal 1° gennaio 2013. Durante le assenze per congedo di paternità spetta il 100% della retribuzione, pagata dal datore di lavoro o, in alcuni casi, dall’Inps. Le pensioni. La previdenza aggiunge, a favore dei padri in congedo obbligatorio o facoltativo, i contributi gratuiti (“figurativi”) per la pensione, utili sia per il diritto sia per la misura della rata mensile. Si tratta di un diritto autonomo del papà e distinto da quello della madre. Come tale, spetta sia quando la maternità e i relativi congedi siano avvenuti durante lo svolgimento del rapporto di lavoro, sia quando il periodo di maternità sia trascorso fuori del rapporto di lavoro. In questo ultimo caso, il genitore, all’atto della domanda, deve però possedere almeno cinque anni di contributi versati nel corso di una normale attività lavorativa. No ai “pubblici”. Il nuovo sistema non trova tuttavia applicazione per il vasto settore del pubblico impiego. Il Ministero della Funzione pubblica e l’Inps concordano sulla previsione di una apposita normativa che definisca in quali ambiti e con quali modalità le regole sui congedi di paternità per i dipendenti privati possano essere applicati anche ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni. E fino a quando non saranno approntati i necessari decreti di armonizzazione, i dipendenti interessati non potranno usufruire del diritto ai congedi, benché sia stato riconosciuto da tempo a livello internazionale. Si tratta di una situazione di stallo (complici, ma anche causa, le pesanti incertezze della situazione politicoistituzionale e delle relative attribuzioni ministeriali) che contravviene alla Direttiva europea 2010/18. Questa impone il riconoscimento del diritto “individuale” del congedo parentale per aiutare i genitori che lavorano in Europa ad una maggiore condivisione della cura dei figli all’interno della coppia. Nella Direttiva non si fa alcun riferimento al carattere pubblico o privato del rapporto di lavoro. La stessa riforma Fornero che introduce i congedi parentali non fa differenze tra pubblico e privato. È “una vera discriminazione dei pubblici dipendenti”, secondo i sindacati – benché si tratti di appena un giorno di assenza obbligatoria – che va però ad aggiungersi al mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro e al blocco degli scatti automatici in busta paga.

Fonte: Avvenire

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