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P.a., ruolo unico per i dirigenti

Un ruolo unico per i dirigenti pubblici che uniformi gli stipendi dei manager della p.a., oggi troppo sperequati, e faciliti la mobilità tra enti. Tagli alle retribuzioni più alte per dare «un segnale di equità ai cittadini». Osmosi tra settore pubblico e privato per garantire a chi perda il lavoro alle dipendenze dello stato una ricollocazione nelle aziende e, viceversa, aprire le porte della p.a. alle migliori professionalità esterne. Ma senza fare sconti a nessuno. La spending review «è l’occasione per una grande riorganizzazione dello stato» e va applicata. Soprattutto perché i risparmi ottenuti serviranno a finanziare la «grande operazione sull’Irpef» (gli 80 euro in più in busta paga a chi guadagna meno di 1.500 euro al mese, ndr) che per il pubblico impiego valgono come un rinnovo contrattuale.

I dirigenti statali occupano un posto d’onore nelle linee programmatiche che il ministro della funzione pubblica Marianna Madia ha illustrato davanti alle commissioni riunite affari costituzionali e lavoro della camera dei deputati. Proprio loro, i dirigenti pubblici, che dal governo Renzi si sentono minacciati temendo di essere precarizzati e subordinati al potere politico.

L’obiettivo del nuovo numero uno di palazzo Vidoni è svecchiare la pubblica amministrazione grazie a una «staffetta generazionale» che non risparmierà nessuno, nemmeno i manager. I tagli per favorire i giovani saranno «non traumatici» ma ci saranno. Anche perché non vi sono alternative. Senza riforme, infatti, la p.a. andrebbe incontro a una lenta agonia e lo scontro generazionale esploderebbe. Dunque, nessun blocco del turnover (che sarebbe una misura orizzontale e non selettiva), ma largo a nuove assunzioni: forze fresche, più giovani e anche meno care in termini di stipendi rispetto agli organici attuali.

Ma subito è arrivata una frenata da parte della Ragioneria dello stato che ha espresso dubbi sull’impatto che questa operazione di svecchiamento potrà avere sui conti pubblici. «Se prevedo un ricambio, ho da pagare una pensione in più e uno stipendio e poi ci sono gli effetti sull’anticipo dell’età pensionabile e quello della buona uscita», ha osservato il capo dell’Ispettorato generale per la spesa sociale della Rgs, Francesco Massicci, parlando di fronte alla commissione di controllo sull’attività degli enti previdenziali. Secondo Massicci, infatti, l’operazione sarebbe a costo zero «se si manda via una figura diventata obsoleta che non si deve rimpiazzare, ma la condizione viene meno se invece si manda via una figura che deve essere sostituita».

E anche il sindacato si mostra piuttosto cauto. Per Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, «la staffetta generazionale proposta dal ministro Madia è una buona idea ma che rischia di essere foriera di complicazioni, perché rendere più efficiente la pubblica amministrazione solo sulla base dell’età è un modo per non decidere dove realmente intervenire e per operare, quindi, un taglio lineare».

I dirigenti, dal canto loro, non alzano barricate ma vogliono vederci chiaro e conoscere nel dettaglio i piani del ministro. «Si fa presto a parlare di ruolo unico dei dirigenti e di livellamento delle retribuzioni», ha commentato Stefano Biasioli, segretario generale di Confedir, la Confederazione autonoma dei dirigenti e quadri pubblici. «Nella p.a. vi sono otto comparti dirigenziali, più Enac, Cnel, magistratura e carriera diplomatica, ciascuna con stipendi base, retribuzioni minime di posizione e retribuzioni di risultato estremamente variegate. Quali sono quelli da tagliare?». Per fare qualche esempio, un dirigente di prima fascia nei ministeri può arrivare a percepire una retribuzione massima lorda di 228 mila euro, mentre un dirigente di un ente locale al massimo 98 mila, mentre nella sanità per i ruoli iniziali della dirigenza non medica lo stipendio non supera i 78 mila euro. Nelle università un dirigente di prima fascia può arrivare a guadagnare fi no a 251 mila euro, mentre un dirigente scolastico prende meno della metà (101 mila). Sull’istituzione del ruolo unico, Biasioli respinge l’ipotesi di un modello simile a quello dell’Agenzia dei segretari comunali. Un modello che avrebbe dovuto garantire l’indipendenza della categoria e invece è fallito perché «l’ha assoggettata al peggiore spoils system» politico. «Il rischio», conclude il numero uno di Confedir, «è che, escludendo alcune aree sensibili come forze armate, vigili del fuoco, sanità e scuola, alla fine i tagli si scarichino sui soliti noti, ossia i dirigenti amministrativi degli enti locali».

Fonte: Italia Oggi

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