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No alla spending review di Monti

Il 5 luglio scorso il governo ha approvato il terzo provvedimento sulla revisione della spesa pubblica. Il giorno dopo, il decreto legge n. 95 – Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini – è stato pubblicato sul supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 156.Già prima, come Confsal, avevamo chiesto che il governo varasse un provvedimento che, per logica politica, metodo, contenuti e struttura normativa, risultasse diverso dai due precedenti decreti di metà giugno. La nostra aspettativa è stata disattesa. Il provvedimento del 6 luglio ci ha confermato, purtroppo, che la spending review governativa non è un’operazione programmatica e d’intervento organico, secondo la previsione di legge, ma è una semplice riduzione di personale e di spesa attraverso i soliti tagli lineari.Disattesa l’Intesa di palazzo Vidoni del 10 maggioAncora una volta, e sempre sotto l’ombrello dell’emergenza, il governo Monti ha dimostrato di saper operare penalizzando i lavoratori, in questo caso quelli pubblici, e i cittadini meno abbienti. Il governo “collegiale” ha così disatteso l’Intesa sul pubblico impiego sottoscritta a palazzo Vidoni il 10 maggio scorso da stato, regioni, autonomie locali e parti sociali rappresentative del settore pubblico. Visto oggi il provvedimento non solo presenta pochi elementi di revisione strutturale e differenziata della spesa, insieme a forti e diffusi interventi di aggiustamento dei conti, ma assume la natura di un’iniqua manovra di finanza pubblica, con l’ulteriore penalizzazione del pubblico impiego e la grave riduzione dei servizi pubblici essenziali (sanità, istruzione, ricerca e trasporto locale).Facile usare il bancomat del pubblico impiegoE vero che il provvedimento è nato sull’altare dell’emergenza, al fine di evitare nei prossimi mesi l’aumento dell’Iva, e quindi con l’obiettivo di produrre risparmi di almeno 4,2 miliardi per quest’anno, ma è altrettanto vero che, ancora una volta, il governo ha utilizzato il bancomat del pubblico impiego, settore già fortemente penalizzato negli ultimi anni con il blocco dei rinnovi contrattuali e del turn-over, e ha intaccato servizi essenziali e primari sensibili.Intanto, vanno dette alcune verità che, se fossero note, ribalterebbero l’informazione tanto negativa quanto falsa sulla p.a., additata come principale responsabile del disastro dei conti pubblici del paese. A cominciare dal fatto che, secondo fonti ufficiali, la spesa complessiva per il funzionamento delle pubbliche amministrazioni e per il pubblico impiego in Italia non risulta più alta della media europea. Anzi, in alcuni settori strategici, come l’istruzione e la sanità, la spesa risulta più bassa e il rapporto qualità del servizio/spesa rimane competitivo.Secondo la convinzione maturata dalla Confsal, la spending review dovrebbe escludere tassativamente la pratica iniqua del fare cassa per il ricorrente “obolo” al tesoro. Dovrebbe, invece, tendere a migliorare la qualità dei servizi pubblici e a ridistribuire la spesa per rilanciare il ruolo delle amministrazioni pubbliche in funzione dello sviluppo e della crescita economica e occupazionale.Era questo l’obiettivo che ci si era posti quando, il 10 maggio a Palazzo Vidoni, il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, le regioni, le province, i comuni e le confederazioni sindacali rappresentative hanno sottoscritto l’Intesa sul pubblico impiego.La nostra proposta di revisione della spesa pubblicaProprio in ragione di quanto detto finora, la Confsal oggi si trova particolarmente impegnata e propositiva, in sede di conversione in legge del decreto, su alcuni punti al fine di: riorganizzare sul territorio la presenza e le piante organiche delle pubbliche amministrazioni, anche in funzione alla domanda di servizio pubblico; eliminare, o almeno ridurre, l’incidenza dei tagli lineari, che potrebbero provocare la riduzione dei servizi essenziali ai cittadini; migliorare il governo della spesa, affinché l’amministrazione pubblica, attraverso l’erogazione di servizi di qualità, sia un fattore fondamentale di competitività.La Confsal – sempre sull’attuale testo del decreto legge – dà una valutazione positiva su: la valorizzazione delle centrali di acquisto statale e regionale per l’acquisizione di beni e servizi, anche in funzione di un forte contrasto alla corruzione; la previsione relativa al patrimonio immobiliare e alla razionalizzazione delle sedi funzionali alle istituzioni e ai servizi della pubblica amministrazione; la semplificazione delle strutture amministrative con un razionale riordino delle province e delle prefetture, la razionalizzazione di alcuni uffici pubblici territoriali e il superamento delle agenzie e dei consorzi.In linea con quanto convenuto dall’Intesa di palazzo Vidoni, la Confsal nutre, invece, delle serie riserve sulla riduzione del numero dei dipendenti, nella misura del 10%, e dei dirigenti, nella misura del 20%, e afferma che: è indispensabile tener conto della scala delle priorità dei servizi pubblici; è obbligatoria la previa riorganizzazione di piante organiche funzionali; è importante evitare tagli lineari e indifferenziati; è irrinunciabile la gestione dell’eventuale riduzione del personale con le deroghe alla vigente riforma previdenziale e pensionistica.In sintesi, ogni intervento va realizzato nel contesto di un processo di riorganizzazione, di “ringiovanimento” e di qualificazione tecnologica della p.a., con progressive assunzioni compensative di giovani qualificati e aggiornati.La Confsal, infine, è contraria ai tagli ai trasferimenti ordinari a regioni, province e comuni, cui si aggiungono quelli alla sanità e al sistema dell’istruzione e della ricerca. Questo anche in previsione di una riduzione dell’erogazione dei servizi sanitari, assistenziali, dell’istruzione e dei trasporti locali.Infatti, se è vero che con la recessione economica in atto è obbligatorio evitare l’aumento dell’iva per gli effetti depressivi sui consumi, si deve pur riconoscere che una significativa riduzione dell’erogazione dei servizi in settori strategici, come quelli appena citati, avrebbe una grave ricaduta negativa sul superamento della recessione e sulla successiva ripresa della crescita economica e occupazionale.Pertanto, la Confsal è impegnata affinché il parlamento, per quanto riguarda il pubblico impiego, affermi i contenuti dell’Intesa del 10 maggio di palazzo Vidoni e, per quanto riguarda i servizi essenziali, riduca sensibilmente l’impatto del provvedimento sugli attuali e irrinunciabili livelli qualitativi e quantitativi di erogazione.Siamo un paese commissariato dal proprio governo?Il governo Monti, con i tre provvedimenti sulla spending review, ha fatto ricorso al suo solito metodo “commissariale”, ridimensionando il ruolo centrale del parlamento, comprimendo quello delle altre istituzioni della Repubblica, con particolare riferimento alle regioni, e disconoscendo la concertazione con le parti sociali.Tutto questo il governo lo ha fatto dall’insediamento a oggi – ricordiamo la riforma del sistema previdenziale e pensionistico e la riforma del mercato del lavoro -, abusando del voto di fiducia in parlamento e mortificando le relazioni industriali, anche con l’esclusione dal tavolo di confronto di Palazzo Chigi di confederazioni sindacali rappresentative, come la Confsal.Risale a pochi giorni fa l’esplicitarsi del pensiero montiano sulla concertazione che avrebbe causato tutti i mali del paese. Al presidente Monti non sarebbe difficile rispondere che la concertazione, tenuta nella corretta distinzione dei ruoli, significa ricerca democratica del consenso e, pertanto, non va confusa con il consociativismo, esperienza che non appartiene a un sindacato autenticamente autonomo, qual è la Confsal.Nella dichiarazione di Monti all’assemblea ordinaria dell’Abi e nelle affermazioni successive di alcuni ministri sulla concertazione, la Confsal – che crede nell’assunzione di responsabilità sociale e nel metodo della proposta politica in sede di concertazione, nella rigorosa distinzione di ruoli e funzioni, e che rifiuta ogni consociativismo – ha trovato un’ulteriore conferma che il governo Monti, con la sua refrattarietà all’ascolto, ha sempre avuto l’intenzione di operare con metodo “autoritario”.Ma l’esecutivo Monti saprà certamente che la sua esperienza governativa è entrata nella fase cruciale, durante la quale si valuteranno gli effetti della sua azione politica unilaterale, commissariale e autoritaria.La Confsal, in piena autonomia, ha assicurato e garantirà le sue valutazioni sulle azioni del governo e ha dichiarato la mobilitazione. Intanto, alcune sue federazioni hanno organizzato manifestazioni di protesta.In ogni caso, la Confsal auspica che il governo riconsideri il valore del consenso, ne recuperi l’azione di ricerca e non crei un’altra questione italiana con il suo autoritarismo, affinché si affermi la “vera” equità sociale, la “concreta” solidarietà per i meno abbienti e la centralità della coesione sociale per il bene del paese.

Fonte: Italia Oggi

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