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Nei Comuni assunzioni più libere

Si allargano gli spazi per le assunzioni negli enti locali e si rendono più flessibili le possibilità di reclutamento per le società controllate; i segretari comunali, in attesa di confluire nel ruolo unico della dirigenza locale abbozzato dalla delega, perdono i diritti di rogito, che alimentavano la loro retribuzione e ora dovranno finire nelle casse dell’ente di appartenenza. Oltre a condividere con il resto del pubblico impiego le nuove regole sulla mobilità volontaria e obbligatoria, i Comuni e le Province incontrano nel decreto legge sulla Pubblica amministrazione esaminato ieri dal Governo una serie di novità a loro riservate. Negli enti soggetti al Patto di stabilità, cioè tutti quelli con più di mille abitanti, le assunzioni potranno costare il 60% dei risparmi ottenuti con le cessazioni dell’anno precedente, contro il 40% previsto dalle regole attuali. Non solo, se l’anno scorso pensionamenti e uscite sono state troppo poche per aprire spazi assunzionali, si certifica per legge la possibilità di calcolare gli spazi assunzionali sulle cessazioni degli ultimi tre anni. Aumentano anche gli spazi per i dirigenti a termine, che potranno coprire fino al 30% degli organici di vertice in ogni amministrazione, e vengono liberalizzati gli ingressi negli uffici di supporto agli organi politici, che potranno riguardare anche chi non ha i titoli previsti per i pari qualifica negli organici “normali”. Nelle bozze circolate ieri, queste regole si applicano agli «enti locali soggetti al Patto di stabilità», cioè a una platea che contiene anche le Province fino a oggi interessate da un blocco totale delle assunzioni in attesa del completamento della loro riforma: la nuova regola non richiama in nessun modo questo blocco, e sembrerebbe quindi riaprire le porte alle assunzioni anche nelle Province, con una previsione non molto in linea con il loro ridimensionamento appena avviato. Per capire come il decreto Pa si coordinerà con le vecchie regole su questo aspetto, però, è bene aspettare il testo definitivo. In ogni caso, le Province sono citate solo altrove, quando si ritocca la riforma Delrio e si prevede che in tutti gli enti oggi commissariati le elezioni di secondo livello (animate cioè agli amministratori dei Comuni del territorio) chiamate a creare i nuovi consigli provinciali avvengano entro il 30 settembre, e non più entro fine anno. Sul versante delle società controllate, scompare l’obbligo di calcolare il loro personale insieme a quello dell’ente controllante nel tetto che impedisce alla spesa per stipendi di superare il tetto del 50% sulle uscite correnti. In cambio di quel tetto, su cui in questi anni sono fiorite le interpretazioni senza riuscire ad arrivare a un’applicazione chiara e uniforme, si chiede agli enti controllanti di «coordinare» le politiche assunzionali delle società (oltre che di aziende speciali e istituzioni) per far scendere nel tempo l’incidenza dei costi di personale. Cambiano anche le regole per i consigli di amministrazione nelle società interamente partecipate dalle Pubbliche amministrazioni e nelle aziende strumentali. Il decreto Monti del luglio 2012 aveva imposto che la maggioranza (due su tre o tre su cinque a seconda dei casi) dei posti fosse riservata a dipendenti dell’ente controllante, ma il meccanismo evidentemente non è piaciuto. Quest’obbligo ora salta, sostituito da una regola che chiede di scegliere la maggioranza dei consiglieri «d’intesa fra l’amministrazione titolare della partecipazione e quella titolare dei poteri di indirizzo e vigilanza»: una regola, almeno nelle bozze circolate ieri, non facile da capire, dal momento che è difficile ipotizzare situazioni, fuori dagli affidamenti d’ambito, in cui i due soggetti non coinvidano

Fonte: Il Sole 24 Ore

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