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Meno precari nella Pa ma occhio alla spesa

Il «superamento» del precariato negli uffici pubblici, obiettivo che lo stesso premier Letta ha sempre definito come prioritario, va salutato come un fatto positivo. E in questa direzione sembra andare il provvedimento a cui sta lavorando il ministro della Pa e della Semplificazione, Gianpiero D’Alia, che potrebbe arrivare in consiglio dei ministri già domani. Il piatto forte delle nuove disposizioni urgenti che si stanno limando in queste ore prevede, in particolare, la possibilità per le amministrazioni di effettuare concorsi con riserva di posti (massimo il 50%) per chi, alla data di pubblicazione del bando, abbia maturato almeno tre anni di contratti a termine negli ultimi cinque. Un principio di equità sacrosanto, dunque. Che però nella messa in pratica non deve diventare una nuova e ghiotta occasione per le Pa centrali e locali per aprire il recinto abbassando la guardia sulla spesa per il pubblico impiego. Spesa che per la prima volta è in calo. Un risultato storico, questo, che deve diventare non un fatto occasionale, ma una tendenza di lungo periodo. La guardia quindi deve rimanere alta anche perché i risultati della spending review su questo fronte così delicato sono stati finora abbastanza deludenti. Questo nuovo intervento nel pubblico impiego deve quindi diventare l’occasione per una riorganizzazione che metta ordine senza però schiudere nuovi varchi che facciano lievitare di nuovo la spesa. Finora la razionalizzazione si è concentrata soprattutto nelle pubbliche amministrazioni centrali, l’attenzione va dunque spostata a livello locale dove tra l’altro sono arruolati la maggior parte dei lavoratori flessibili.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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