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Manager pubblici Top ten degli stipendi

Il più povero guadagna come Djokovic del Cesena, il più ricco come Schelotto dell’Atalanta. Sono questi gli stipendi (al lordo, che i calciatori non sanno nemmeno cosa sia) dei dirigenti della «Serie A» delle amministrazioni pubbliche a Bergamo. Per il Comune capoluogo, la Provincia, gli ospedali la media di queste retribuzioni supera i 100 mila euro lordi annui. È quello che si può scoprire navigando sui siti web, dove rendono noti questi dati gli enti pubblici cui la legge lo impone. In altri casi, vedi l’aeroporto e gli ospedali, questo non accade, se non parzialmente e per scelta degli stessi manager. A Palazzo Frizzoni la squadra è composta da 16 dirigenti, che complessivamente nel 2010 sono costati 1.840.491 euro. Il più pagato è Vito Gritti, responsabile dell’avvocatura comunale, nel 2010 150 mila euro, di cui 54 mila sono onorari per le prestazioni da legale. Servizi a buon mercato, se confrontati con quelli di Giorgio Vavassori, dirigente dell’avvocatura della Provincia (che nel 2010 ha speso 2.144.245 euro per 15 dirigenti) e titolare dello stipendio più alto – tra quelli noti – nelle amministrazioni pubbliche locali. L’avvocato di via Tasso nel 2010 ha avuto una retribuzione lorda di 382.279,76 euro. Quando, mesi fa, la somma venne pubblicata, lui la spiegò con «le tante cause fatte vincere alla Provincia». Una motivazione fatta propria dal presidente Pirovano ma molto contestata dalle opposizioni, che ora annunciano di nuovo battaglia. «Sarebbe necessario un tetto agli stipendi dei dirigenti dice Vittorio Milesi (Udc-Lista Bettoni) . E c’è un problema di compatibilità con le nuove regole». Secondo il governo gli stipendi dei manager pubblici non dovrebbero mai superare il tetto già fissato per quelli dei parlamentari, i 295 mila euro lordi annui percepiti dal primo presidente di Corte di Cassazione. A questo limite si avvicina lo stipendio del nuovo direttore generale della Sacbo di Orio al Serio, Andrea Mentasti. Da consigliere delegato nel 2010 gli spettava una retribuzione annua lorda di quasi 180 mila euro, da dg arriverebbe a circa 250 mila. La Sacbo, partecipata da enti pubblici ma società di diritto privato, non è tenuta a pubblicare gli stipendi dei propri manager, mentre gli enti che nominano i membri del Cda lo fanno sui rispettivi siti web. Così per Mentasti, che era nel cda in quota Provincia, una volta approdato alla nuova carica, ogni obbligo di trasparenza decade. Una situazione simile riguarda le aziende ospedaliere. Il direttore generale del «Bolognini» di Seriate, Amedeo Amadeo (154 mila euro nel 2010) pubblica il proprio stipendio insieme a quello degli altri dirigenti. È però l’unico a farlo, perché secondo l’interpretazione più comune i dirigenti di nomina regionale non sono tenuti a rendere pubblico il proprio compenso sul sito dell’ospedale in cui lavorano (e nemmeno la Regione lo fa). A Treviglio la retribuzione del dg Cesare Ercole non si può sapere, mentre il sito degli Ospedali Riuniti di Bergamo – promettono da largo Barozzi – nel giro di pochi giorni tra le altre pubblicherà anche la retribuzione del direttore generale, per scelta dello stesso Carlo Nicora. La macchia sulla trasparenza rilevata per gli ospedali coinvolge anche i manager di aziende pubbliche e, in termini diversi, qualche Comune della provincia. Nei siti web la sezione «trasparenza, valutazione, merito» esiste sempre o quasi, ma in alcuni casi ci si arriva dopo ricerche approfondite. Qualcuno, ad esempio il Comune di Romano di Lombardia, mette la retribuzione dell’unico dirigente, il segretario-direttore generale, all’interno del file pdf che riporta il curriculum dello stesso. L’impressione però, visitando i siti dei primi dieci Comuni della Bergamasca e di qualcuno di quelli più piccoli è che praticamente tutti negli ultimi mesi si siano adattati alle prescrizioni di legge sulla trasparenza. Forse perché gli stessi dirigenti in caso di mancata comunicazione rischierebbero di essere sanzionati in busta paga.

Fonte: Corriere della Sera

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