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L’ira delle Province (quasi) abolite «La vera casta non siamo noi»

Alla Camera ha ricevuto uno dei pochi applausi riservati al presidente Monti: ma solo dal Terzo polo e da qualche sparuto esponente del Pdl. Per il resto, l’annunciato provvedimento che ridimensiona le Province, sterilizzandone organi e funzioni, viene accolto dal gelo dei partiti e dalla rabbia dei diretti interessati, riuniti in un’assemblea infuocata a Roma. I più virulenti parlano di decreto «incostituzionale» e «antidemocratico», arrivando a evocare il «golpe». Gli altri considerano l’intervento sulle Province come il «capro espiatorio» della furia anti Casta e un provvedimento «demagogico e populista». Ma c’è anche chi, come l’Italia dei valori, è insoddisfatto per ragioni opposte: «Ora si vada fino in fondo e si aboliscano del tutto». Le Province, ha spiegato Monti, «vengono riportate alla funzione di organi di indirizzo e coordinamento». L’articolo 23 della manovra traccia alcuni elementi chiari: vengono abolite le giunte, ridotti a dieci i consiglieri provinciali e «ridotte drasticamente le spese in funzioni già svolte da altri enti territoriali». Non un’abolizione, insomma. Del resto lo stesso Monti ha chiarito che «bisogna superare le Province», ma deve essere il Parlamento a intervenire: «Resteranno finché non sarà cambiata la Costituzione». Sono le Regioni a dover legiferare sul trasferimento del personale e delle competenze, entro l’aprile 2012. Se non lo faranno, subentrerà lo Stato. In ogni caso, al massimo il 30 novembre, dovrebbero decadere tutte le Province. A quel punto, l’elezione dei consiglieri spetterebbe, a quanto sembra, ai consigli comunali (con modalità da chiarire). Di abolire le 110 Province italiane si parla da anni. Lo hanno promesso in campagna elettorale sia Silvio Berlusconi sia Walter Veltroni. Ma Pdl e Pd sono divisi. I più netti a favore dell’abolizione sono l’Udc e l’Idv (che ha anche raccolto firme per un referendum), contraria la Lega. Ma quanto farà risparmiare l’intervento del governo? Secondo la Cgia di Mestre, con l’abolizione totale si guadagnerebbero 509 milioni. Secondo il presidente dell’Unione province italiane (Upi) Giuseppe Castiglione, questo intervento servirà a molto meno: «Arriverà un risparmio sì e no di 30 milioni di euro. Non siamo noi la Casta. E poi l’azzeramento delle giunte sarebbe anticostituzionale. E non si capisce neanche come avverrebbe, visto che non ci hanno presentato nemmeno il decreto». Il presidente della provincia di Viterbo Marcello Meroi cita i professori della Bocconi: «Secondo un loro studio, le Province incidono solo per l’1,5 sui costi della politica». I presidenti di ogni colore sono sul piede di guerra. Per il Pdl milanese Guido Podestà «è fumo negli occhi». Solo «demagogia» anche per il Pd romano Nicola Zingaretti, contestato all’assemblea dell’Upi al grido di «comunista, parla con Bersani». La presidente del Lazio Renata Polverini ora si sente «più sola»: «Quando ho visto la conferenza stampa mi veniva da piangere, come al ministro Fornero». Comunque sia, il provvedimento del governo è una mannaia politica su un ente che ha i giorni contati. L’Italia dei Valori spinge per un’abolizione completa: «Una soluzione ormai inevitabile spiega Silvana Mura se non si vuole mantenere in vita una sorta di mostro antidemocratico dove comanda uno solo e senza rappresentatività elettorale». E l’udc Mauro Libè è soddisfatto: «Io sono il primo sostenitore dell’abolizione delle Province. E questo è un passo decisivo».

Alessandro Trocino

Fonte: Corriere della sera

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