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La funzione pubblica è la priorità

Il 2 aprile scorso, il ministro per la Semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia ha presentato le linee programmatiche del governo per la riforma della Pa e ha indicato gli obiettivi dell’intervento riformistico, dalla semplificazione alla trasparenza, dalla centralità dei dipendenti pubblici alla revisione della spesa (spending review). Successivamente, il 30 aprile, il Consiglio dei ministri ha confermato le linee-guida anticipate dal ministro Madia e ha aperto – fino al 30 maggio – una consultazione su una serie di provvedimenti proposti nell’ambito delle politiche del personale, riguardanti la riorganizzazione dell’amministrazione, la semplificazione e la digitalizzazione dei servizi. La proposta governativa, però, è priva dell’approfondimento necessario. Manca una seria analisi dell’attuale situazione e della legislazione vigente, manca la previsione degli effetti in merito all’erogazione dei servizi pubblici primari, manca una visione pertinente della funzione pubblica in relazione ai settori strategici del paese. E’ evidente che con questa proposta il governo intende affermare la filosofia “del cambiamento di tutto a ogni costo”, senza però fornire ragioni chiare e motivazioni logiche, né illustrare modalità e percorsi d’intervento. La Confsal – che da tempo ritiene indispensabile e improcrastinabile una “giusta” riforma della pubblica amministrazione in funzione dello sviluppo e della valorizzazione professionale e economica dei dipendenti pubblici, in linea con gli standard-eurozona – valuta “ricevibile” la proposta governativa. La considera, però, ancora sommaria, incompleta e priva della necessaria motivazione per un corretto e partecipato approfondimento. La stessa consultazione non avrà gli esiti sperati per la parzialità e l’incompletezza della proposta. Sulle politiche del personale non basta affermare la centralità del fattore umano e l’esclusione del metodo della denigrazione (accusa generica di fannullaggine) per depotenziare l’eventuale azione di tutela legale e/o sindacale. Al contrario, si rende indispensabile il rigoroso rispetto per le situazioni giuridiche ed economiche maturate in carriera attraverso lo studio, l’impegno lavorativo e le competenze professionali spese nel regolare svolgimento del lavoro. E poi va ricordato che il rapporto di lavoro nel pubblico impiego è regolato, in quasi tutti i comparti, dal sistema privatistico, recentemente “ridotto” a sistema semi-privatistico con la Legge n. 15/2009 e con il Decreto legislativo n. 150/2009 (Legge Brunetta), e soltanto in pochi comparti dal sistema pubblicistico. Ed è stata proprio questa normativa a intaccare e a compromettere pesantemente la contrattualizzazione del rapporto di lavoro, sottraendo al negoziato una parte importante della materia, come quella dell’organizzazione e delle condizioni strumentali e ambientali del lavoro. Infatti, in regime di contrattualizzazione del rapporto di lavoro, non si può mortificare la correlazione fra prestazione e controprestazione, il cosiddetto “sinallagma”, con inaudite incursioni legislative di dubbia costituzionalità. Il blocco per legge dei rinnovi contrattuali, a decorrere dal 1° gennaio del 2010, unito a quello del turn-over, ha di fatto e di diritto sospeso il sistema di privatizzazione e di contrattualizzazione del rapporto di lavoro, con grave danno per i lavoratori pubblici sia in termini di maggiore onere per l’espletamento della prestazione sia in termini di riduzione del reale potere di acquisto delle retribuzioni, che ha dilatato in questi ultimi anni la fascia della “nuova” povertà. Tutto questo viene clamorosamente e forse volutamente ignorato dalla proposta di riforma – nonostante la magistratura si sia espressa chiaramente sul blocco dei rinnovi contrattuali con l’eccezione di dubbia costituzionalità, e nella stessa riforma siano affermate la centralità del ruolo del personale e la necessità del suo reale coinvolgimento nei processi riformistici. Se si considera anche il palese autoritarismo del governo nell’escludere dal confronto i corpi intermedi rappresentativi del lavoro, si può vedere quanto pecchi di populismo e di aleatorietà la via intrapresa dal governo stesso. Di fronte a un simile “atteggiamento” va senz’altro ricordato lo “stile” della Confsal, che ha sempre privilegiato il confronto costruttivo e propositivo con il governo, nella rigorosa distinzione dei ruoli istituzionali. Del resto, la Confsal non ha mai neppure apprezzato la commistione delle funzioni istituzionali ai tavoli di concertazione. A questo punto, la nostra Confederazione chiede “semplicemente” al governo e al parlamento l’opportunità – dovuta, senza dubbio – di esprimere proposte, pareri e valutazioni in nome e per conto dei lavoratori e dei pensionati rappresentati, che sono tanti! Del resto, tra le proposte di riforme costituzionali non ci risulta ci sia anche la “cancellazione” del sindacato dei lavoratori e dei pensionati o la mortificazione del suo ruolo istituzionale, a meno che non si tratti di una riforma di fatto, figlia di un autoritarismo senza prospettive per il paese e per le stesse istituzioni repubblicane. Non ci resta che concludere con un appello al premier Renzi e al suo governo affinché ripristini il confronto democratico con tutti i sindacati rappresentativi, nessuno escluso, nell’ambito di un regolare e corretto sistema relazionale. Soltanto così il governo potrà scoprire il valore delle proposte dei lavoratori e dei pensionati organizzati, proposte che non sono tutte uguali, come sembra si voglia far credere. Esistono, infatti, proposte pensate ed elaborate in autonomia che possono contribuire a trovare soluzioni giuste ad annose questioni. Il governo potrebbe scoprire così una proposta riformistica e costruttiva raccordata con le ragioni delle tutele e delle garanzie per lavoratori e pensionati. Tutto questo è provato dai nostri atti depositati, in sede di audizione, presso le commissioni parlamentari competenti e potrebbe essere presentato ufficialmente, a Palazzo Chigi, al Consiglio dei ministri. La Confsal è pronta per il confronto su tutti questi temi: sulle condizioni per valorizzare l’azione amministrativa in funzione della crescita economica e occupazionale, sull’organizzazione del lavoro pubblico, sulla qualità dei servizi pubblici primari e sul relativo fabbisogno, sull’efficienza della pubblica amministrazione e sull’efficacia dell’azione amministrativa, sul rapporto fra l’azienda pubblica e i cittadini e le imprese, sulle dannose incursioni della “cattiva” politica, nonché sulla responsabilità dei dirigenti pubblici. La Confsal, soprattutto, chiede l’immediato rinnovo dei contratti per i dipendenti pubblici per qualificare e sostenere l’attuazione della riforma della pubblica amministrazione e per le ragioni forti dell’ equità sociale. In conclusione, la Confsal paventa per il paese il pericolo che venga sprecata l’ennesima occasione per far entrare a pieno titolo la pubblica amministrazione italiana nel Sistema amministrativo europeo e per garantire ai nostri lavoratori pubblici uno status giuridico ed economico di livello eurozona. Ed è per tutti questi motivi che non sarà certo la Confsal a far mancare il proprio apporto qualora si giungesse a un’organica proposta governativa di riforma della Pa e del lavoro pubblico e qualora si prospettassero chiare politiche del personale per tutti gli istituti giuridici, dalla mobilità al part-time, dalla dirigenza alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, dalla riorganizzazione della pubblica amministrazione alle nuove procedure di trasparenza, semplificazione e digitalizzazione, Infine, la Confsal – cui spetta ascoltare e interpretare il disagio dei lavoratori del pubblico impiego – non si sottrarrà di certo dal ricorrere a azioni di protesta e di lotta in mancanza dell’apertura del negoziato per il rinnovo dei contratti di lavoro dei pubblici dipendenti, con la previsione della relativa copertura finanziaria.

Fonte: Italia Oggi

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