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Il pacchetto anticorruzione per far ripartire l’economia

Batte il pugno sul tavolo, l’unico gesto che tradisce la tensione fortissima a cui è sottoposto dal giorno del voto, quando un giornalista della stampa estera gli chiede perché, alla luce del messaggio inviato dagli elettori, inizia a illustrare la legge sulla corruzione e il falso in bilancio anziché le misure sui costi della politica. «La moralità è questione pregiudiziale», risponde Pier Luigi Bersani. Intervenire chirurgicamente sul cancro che logora l’economia (25% di minore crescita), gli investimenti esteri in Italia (meno 16%), e costa 60 miliardi di euro, vuol dire «fare interventi per far ripartire il Paese».

LA QUESTIONE MORALE Al suo fianco Piero Grasso, l’ex procuratore Antimafia, e Andrea Orlando, responsabile Giustizia per il Pd. «Quelle che presentiamo oggi sono norme che non riguardano non solo il civismo ma anche l’economia. Non esiste che un Paese che vuole riprendere la crescita sia al 72esimo posto della legalità. Per questo noi proponiamo questo pacchetto di norme che noi riteniamo cruciali», dice il leader Pd aprendo la conferenza stampa che inevitabilmente vira altrove, sulle chance che il suo governo vada in porto. Per Bersani mettere le mani sulla corruzione e il falso in bilancio è altrettanto importante che varare misure volte a far ripartire l’economia, «non mi si dica che con l’onestà non si mangia. Con l’onestà si mangia e si beve. Partiamo da questo». Il disegno di legge, «che non è di oggi, sono proposte che abbiamo da tempo ma che con la maggioranza di Berlusconi in parlamento non è stato possibile approvare», interviene su concussione, corruzione, traffico di influenze illecite, autoriciclaggio e falso in bilancio, scambio elettorale, pene alternative alla detenzione, misure per la deflazione del processo penale. Critico il neosenatore Piero Grasso con le norme varate dal governo tecnico, «sono necessarie modifiche, lo spacchettamento delle fattispecie ha provocato un accorciamento dei tempi della prescrizione, creato distorsioni che non facilitano l’emersione del fenomeno», come la norma che prevede pene non solo per il corruttore ma anche per chi è costretto a pagare. Va reintrodotta «la concussione per induzione», insiste Grasso. Così come va ripristinata l’equiparazione tra pubblico ufficiale e incaricato di pubblico servizio, «perché non ha senso punire soltanto il primo quando lo stesso comportamento può essere posto in essere da un concessionario di un servizio pubblico (Rai, Eni, ecc) con effetti devastanti sull’etica dei rapporti». E poi interdizione perpetua dai pubblici uffici per chiunque si renda attore di delitti «contro la pubblica amministrazione sotto ogni forma», compreso il traffico di influenze illecite e millantato credito. Altro capitolo il falso in bilancio, da prevedere come reato che comporta la detenzione, le intercettazioni telefoniche e la qualifica di «reato pericoloso concreto». Misure che solo a leggerle c’è da far venire l’orticaria a Silvio Berlusconi, motivo fondante dell’incompatibilità sostanziale del Pd con il Pdl. È questo il terreno sul quale Bersani pone le condizioni per sbarrare qualunque ipotesi di governo, di qualunque tipo, con il Cavaliere. Ed è questo il terreno sul quale sfida Beppe Grillo, «non lo inseguo», dice con tono determinato. Questo è uno degli otto punti del programma, «che qualcuno ritiene troppo stringato e qualcun altro troppo corposo», «otto punti che sono 88», come ha detto qualcuno in Direzione mercoledì scorso. Andrea Orlando ci tiene a sottolineare che molti degli otto punti sono frutto del lavoro di anni del Pd, proposte che non sono venute fuori dal cappello adesso. Ieri è stata illustrata la proposta per la «moralità pubblica e privata», nei prossimi giorni arriveranno quelle sul conflitto di interessi, la riforma della politica, «sono pronto a discutere anche del finanziamento pubblico – dice Bersani – ma a patto che Grillo accetti di confrontarsi anche su una legge sul funzionamento e la trasparenza dei partiti»; l’economia verde e sviluppo sostenibile; istruzione e ricerca; misure per uscire dalla gabbia dell’austerità; interventi urgenti sul fronte sociale e del lavoro; su giustizia ed equità e sui diritti. «E non ci dicano “perché non le avete fatte finora?”. Non le abbiamo fatte – risponde Bersani – perché non avevamo la maggioranza in Parlamento. Adesso si possono fare e spetta Grillo dire sì o no». Il Pd ha messo in rete le proposte, «accettiamo contributi e suggerimenti», invierà il materiale agli elettori delle primarie e agli iscritti al partito, intavolerà quella discussione aperta nel web e nella società che è stato il cavallo di battaglia di Grillo.

Fonte: L'Unità

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