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Il governo balla pure sui precari

Un decreto ad alta tensione, con una messe di emendamenti, solo ieri ridotti da 600 a 480, con problemi di copertura, dalla nuova agenzia anticorruzione alle uscite anticipate del personale pubblico in soprannumero, e tempi strettissimi per la conversione in legge (scade il prossimo 30 ottobre).
Si tratta del decreto con le misure urgenti per la razionalizzazione delle pubbliche amministrazioni, atteso per oggi in aula al senato mentre la commissione competente, Affari costituzionale, non ha ancora finito di votare sugli emendamenti.
Tra le norme finite nel mirino, quella che punta alla stabilizzazione dei lavoratori precari dello stato con tre anni alle spalle di contratti a tempo determinato.
Stabilizzazioni che sono invise a Scelta civica ma anche quella parte del Pdl che fa riferimento a Renato Brunetta che ha sempre mal sopportato le sanatorie.
Il timore, negli ambienti governativi, è che la norma- che punta a un percorso di stabilizzazioni sì, ma solo sulla a metà dei posti di eventuali concorsi che potranno essere banditi se le risorse lo consentiranno- finisca per essere stravolta fino ad annacquare del tutto l’effetto di pacificazione con il settore pubblico.
Davanti al tentativo di imprimere velocità all’iter, sugli emendamenti Donato Bruno (capogruppo Pdl) ha sottolineato come pareri espressi dal relatore, Giorgio Pagliari (Pd) e dal rappresentante del governo ,il sottosegretario ai rapporti con il parlamento Sabrina De Camillis, «prospettano una tendenziale chiusura all’accoglimento di proposte di modifica» e ha epsresso timore «che l’insoddisfazione dei senatori del mio gruppo, così come di quelli degli altri gruppi, determini ostacoli nell’iter del provvedimento».
Messaggio chiaro, che è stato raccolto anche dal presidente della prima commissione, Anna Finocchiaro, che ha proposto un approfondimento «per individuare i temi essenziali su cui la commissione può trovare il consenso, anche in vista del prescritto parere della commissione bilancio sulla sostenibilità finanziaria delle proposte».
Per Linda Lanzillotta e Pietro Ichino (Sci) va evitata ogni sanatoria dei precari, «sarebbe un ritorno al passato», e non vanno neanche prorogate le vecchie graduatorie dei vincitori dei concorsi, così da aprire finalmente all’ingresso di forze fresche e qualificate.
Il ministro della funzione pubblica, Gianpiero D’Alia, ha rilanciato la necessità di dare risposte a chi già lavora da anni nel pubblico senza nessuna certezza pur occupando posti liberi in organico: sono circa 120 mila.
E secondo alcune stime informali, solo il 20% potrebbe avere concrete chance di essere stabilizzato.
Sempre che il Tesoro autorizzi i cocnrosi dove ci sono gli estremi per farli.
Intanto i sindacati sono scesi in campo in aiuto del ministro: dopo il blocco dei contratti pubblici per circa 3 milioni di dipendenti pubblici, l’avvio di un percorso di stabilizzazione sarebbe l’unica risposta di carattere sociale e finanziario che le stesse sigle sindacali possono concretamente strappare al governo.
Con una nota unitaria, Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Benedetto Attili, segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa, ieri hanno annunciato la mobilitazione: «In parlamento si sta sviluppando un dibattito preoccupante, con una vera mistificazione della realtà: il decreto 101/2013 non contiene alcuno strumento di stabilizzazione diretta ma soltanto delle misure minimali, peraltro fortemente insufficienti, per dar vita a un diverso approccio al problema.
Il decreto è inoltre a onere zero per la spesa pubblica.
Ma se anche questo dovesse saltare…».

Fonte: Italia Oggi

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