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Enti locali, spending review per un miliardo tra tagli e riduzione anticipata del debito

Nel penultimo giorno utile prima della scadenza per la chiusura dei bilanci preventivi si completa il puzzle delle richieste ai conti 2012 di Comuni e Province. Con due decreti “gemelli” diffusi ieri dal ministero dell’Interno, il Governo ha comunicato l’assegnazione della quota di tagli e sacrifici aggiuntivi che tocca a ogni ente locale in base a quanto previsto dal decreto legge sulla revisione di spesa (articolo 16 del Dl 95/2012).

Ai sindaci soggetti al Patto di stabilità, alla guida dei circa 2.200 Comuni con più di 5mila abitanti, tocca una stretta da 260 milioni di euro, che si dovrà tradurre in una riduzione dello stock di debito entro il 31 marzo del 2013, come previsto dal decreto “enti locali” ora all’esame del Parlamento (articolo 8 del Dl 174/2012). Per gli altri Comuni (con l’eccezione di quelli di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) la stretta è da 240 milioni, e segue il meccanismo classico del taglio ai fondi sperimentali di riequilibrio; lo stesso accade per i 500 milioni sottratti alle Province, fra le quali sono però distribuiti anche 100 milioni di incentivo per la riduzione del proprio debito.

La distribuzione delle richieste segue un complesso algoritmo su cui Governo e amministratori locali si sono accordati in Conferenza Stato-Città l’11 ottobre scorso, corretto con l’esclusione dalla tagliola dei Comuni colpiti dal terremoto di maggio grazie al salvacondotto scritto nel decreto “enti locali” (articolo 11, comma 2). In pratica, il decreto legge sulla revisione di spesa aveva pensato di colpire ogni Comune in proporzione alla sua spesa (registrata dal Siope) per «consumi intermedi» 2011 ma la traduzione nei bilanci locali di questa voce tipica della finanza statale avrebbe fatto rientrare nel calderone anche voci per servizi come il traporto pubblico o l’igiene urbana, e il riferimento ai flussi di cassa monitorati dal Siope ha collegato l’entità del taglio alla dinamica dei pagamenti più che agli effettivi livelli di spesa.

Per ovviare il problema, si è scelto di mettere nel mirino una serie specifica di acquisti, cioè i 7,2 miliardi spesi nel 2011 dai Comuni fra utenze, cancelleria, manutenzioni, costi della politica, assicurazioni e così via: per ogni voce è stato individuato da Ifel, la Fondazione per la finanza e l’economia locale di Anci impegnata con Sose nella definizione dei fabbisogni standard, il “costo giusto”, concentrando dunque i tagli sui Comuni che si allontanano dai benchmark. Su questa base, tra gli enti soggetti al Patto gli importi più pesanti arrivano a un gruppo di nove Comuni (da Montalto di Castro a Sirmione, da Cortina d’Ampezzo a Livigno passando per San Nazzaro dei Burgondi, in provincia di Pavia, e Diamante, nel cosentino) che si vedono assegnato un obiettivo di riduzione del debito da 30 euro per cittadino. Fra i capoluoghi la stretta più rigorosa arriva a Chieti (1,58 milioni, 29,3 euro a testa), mentre fra le 50 città maggiori la più penalizzata è Lecce (23,3 euro a cittadino). Roma, per rispettare le richieste del decreto, dovrà invece ridurre il proprio indebitamento di 43 milioni, con una richiesta analoga in proporzione a quella rivolta a Milano (19,9 milioni; in entrambi i casi si tratta di circa 15 euro a residente).

Per i Comuni soggetti al Patto, come accennato, la tagliola è stata trasformata in un obbligo di riduzione dell’indebitamento, da certificare entro il 31 marzo prossimo. Gli importi, specifica il decreto, «costituiscono l’ammontare da utilizzare esclusivamente per l’estinzione anticipata del debito nel 2012» per cui la spesa, esclusa dal Patto, sembra comprendere anche le penali che in genere vengono richieste quando si chiude un mutuo prima della scadenza. Per tutti gli altri, invece, il conto si traduce in una riduzione secca del fondo sperimentale di riequilibrio, cioè gli ex trasferimenti. Tra le Province la geografia dei consumi intermedi porta il taglio più consistente a Napoli (45,7 milioni), mentre Roma se la cava con 27,9 milioni e Torino (26,3 milioni) batte Milano (19,5).

Fonte: Il Sole 24 Ore

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