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Contro la corruzione stop agli incarichi

Stop agli incarichi statali a dirigenti corrotti e via libera al «licenziamento disciplinare» per impiegati giudicati responsabili di reati contro la pubblica amministrazione.
E sì all’introduzione, come avviene negli Stati Uniti, di un «sistema premiale che incentivi le segnalazioni» degli atti illeciti da parte dei dipendenti onesti.È una ricetta articolata quella proposta dal rapporto della commissione per lo studio e l’elaborazione di misure per la prevenzione della corruzione, elaborato dal ministero per la Funzione pubblica, e presentato ieri, a Roma: la percezione del fenomeno da parte dei cittadini, si legge, mette l’Italia al pari di Ghana e Macedonia al 69° posto della graduatoria globale.
E a farne le spese, soprattutto,è il nostro prodotto interno lordo, poiché ogni punto di discesa nella classifi ca provoca la perdita del 16% degli investimenti esteri; inoltre, un recente studio della Banca mondiale svela come le «imprese costrette a fronteggiare» una p.a.
in cui gli ingranaggi siano rallentati dal malaffare e a pagare tangenti crescono in media quasi del 25% di meno» di altre che non subiscono simili ricatti.
I delitti di corruzione e concussione consumati nella penisola sono diminuiti da 311 nel 2009 a 223 nel 2010 e sono calate le persone denunciate (da 1.821 del 2009 a 1.226 del 2010) e i condannati in via defi nitiva (da 341 del 2007 a 295 del 2008); raggiunto il picco nel 1995 (2 mila criminie oltre3 mila denunce), la cifra è scesa nel 2006 a circa un terzo per le fattispecie di reato e della metà per i soggetti coinvolti.I settori più toccati dal fenomeno sono gli appalti e la sanità: qui si sollecita «maggior rigore nell’individuazione dei requisiti per la nomina dei direttori generali, con adeguata motivazione ed elaborazione di un albo o di un elenco, tenuto dal ministero della salute o da altra autorità nazionale», che restringerebbe la scelta dei vertici regionali tra persone di cui è stata già accertata l’idoneità.
Ventilate ulteriori misure che vanno dalla rotazione degli incarichi «nelle fasi procedimentali più a rischio» al monitoraggio dei «legami tra l’amministrazione e i soggetti che alla stessa si rapportano», fi no all’integrazione delle ipotesi di «licenziamento disciplinare» per chi commette reati contro la p.a o «è legato ad associazioni di stampo mafioso».
All’insegna della trasparenza, infi ne, si punta a diffondere sui siti delle amministrazioni «indici relativi alla funzionalità delle procedure disciplinari» e informazioni concernenti le «violazioni riscontrate».

Fonte: Italia Oggi

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