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Anticorruzione, piani triennali nella p.a.

Al via i piani triennali anticorruzione nella p.a. Come anticipato su ItaliaOggi del 13/3/2013, il comitato interministeriale di cui fanno parte i ministri Patroni Griffi, Cancellieri e Severino ha approvato le linee guida per la predisposizione del piano nazionale anticorruzione che ciascuna amministrazione dovrà tradurre in pratica nei piani triennali. Le linee guida spiegano quali sono i contenuti minimi che le p.a. dovranno avere cura di inserire nei piani, partendo proprio dalle attività più esposte a rischio corruzione: autorizzazioni, concessioni, procedure di scelta del contraente nell’affidamento di lavori, forniture e servizi, concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi, concorsi e prove selettive per l’assunzione di personale. Le misure individuate per ridurre il rischio di fenomeni corruttivi prevedono la necessità di introdurre adeguate forme di controllo interno, ma soprattutto la rotazione del personale in modo da evitare il consolidamento di «pericolose forme di privilegio nella gestione diretta di certe attività». I funzionari, insomma, non dovranno occuparsi per troppo tempo delle stesse pratiche. Le denunce dei dipendenti (cosiddetto whistleblowing) dovranno essere tenute in debito conto e bisognerà assicurare ai denuncianti adeguate forme di tutela. In caso di violazione dei doveri di comportamento dovrà scattare la responsabilità disciplinare. I dipendenti dovranno conoscere bene i contenuti del piano triennale anticorruzione che dovrà essere sottoposto alla loro attenzione sia all’atto dell’assunzione sia successivamente con cadenza periodica. Nei comuni sarà il sindaco a nominare il responsabile della prevenzione della corruzione, salvo che l’ente decida che la competenza spetta alla giunta o al consiglio. Lo ha deciso la Civit con delibera n. 15 del 13 marzo.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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