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Statali, «fase 2» per la mobilità

È uno dei test più delicati per il Governo nell’ambito dell’attuazione del primo ciclo di spending review. Ed è destinata a diventare una delle tessere chiave del puzzle della seconda fase di revisione della spesa, imperniata sulla potatura delle strutture locali e degli uffici governativi periferici. L’operazione per attivare la mobilità del personale statale, alla quale il Governo ricorrerà a grandi dosi per gestire gli esuberi derivanti da tagli vecchi e nuovi non si annuncia priva di ostacoli. Ma l’esecutivo è deciso ad accelerare ed è pronto a dare il via a una “fase 2″ per riorganizzare la struttura locale e periferica della Pa in parallelo alla riduzione delle Province. Una fase 2 da raccordare con la fase uno che già prevede la riduzione degli organici nei ministeri e negli enti pubblici. Proprio la questione del taglio agli organici (-20% per i dirigenti e -10% per gli altri dipendenti) già previsto dalla prima fase di revisione di spesa sarà affrontata martedì 4 settembre alla ripresa del confronto sulla riforma del pubblico impiego tra il ministro Filippo Patroni Griffi e i sindacati. Che hanno già proclamato uno sciopero (ad esclusione della Cisl) per fine settembre e che sono molto allarmati per le indicazioni contenute nell’Agenda per la crescita stilata alla fine della scorsa settimana dal premier Mario Monti. A cominciare da quelle sulla rapida attivazione delle procedure di mobilità e sull’armonizzazione della riforma Fornero sul lavoro privato con quella del lavoro pubblico. Patroni Griffi ha già cercato a più riprese di rassicurare i sindacati affermando che non ci saranno licenziamenti e che il governo non ricorrerà ad alcun intervento invasivo. Il primo obiettivo dell’esecutivo è mettere in moto al più presto il meccanismo per gestire i tagli previsti dalla spending review uno, che secondo le stime del governo comporteranno 24mila esuberi, di cui 11mila nei ministeri e nei grandi enti pubblici e 13mila negli enti territoriali (Regioni escluse). Entro la fine di ottobre arriverà il decreto attuativo con la quantificazione dei tagli agli organici in ogni amministrazione centrale. Per i ministeri l’operazione dovrebbe rivelarsi abbastanza fluida, ma negli enti pubblici il percorso potrebbe essere a ostacoli. Anche perché all’Inail si parla di oltre mille esuberi, con conseguenti ricadute negative per il funzionamento dell’Istituto, che potrebbero addirittura raddoppiare, se non lievitare ulteriormente, all’Inps. Ma già prima del varo di questo decreto attuativo scatteranno, di fatto, le procedure preliminari che dovranno portare all’individuazione degli eventuali esuberi nelle Province e, successivamente (con la “fase2″), delle strutture periferiche (Prefetture, Questure, uffici scolastici e via dicendo). La prossima settimana (entro il 6 settembre) con un altro Dpcm dovrebbero essere trasferite ai Comuni le funzioni amministrative fin qui svolte dalle Province che risultano di esclusiva competenza dello Stato. È questa la prima tappa del processo di riorganizzazione delle strutture provinciali (da completare entro fine anno) e periferiche. Gli esuberi, come nel caso dei ministeri, oltre che con la mobilità potranno essere gestite usando la leva dei prepensionamenti (deroghe alla riforma Fornero), che riguarderà però solo una fetta del personale interessato. RIPRODUZIONE RISERVATALA TABELLA DI MARCIA Tavolo Governo-sindacati Dovrebbe ripartire il 4 settembre il confronto tra il ministro Patroni Griffi e i sindacati sulla riforma del pubblico impiego in cui verrà affrontato anche il nodo mobilità Nuovi organici dei ministeri Entro la fine di ottobre arriverà il decreto attuativo della «spending review 1» per definire i nuovi organici dei ministeri e degli enti pubblici sulla base dei tagli previsti (-20% per i dirigenti e -10% per gli altri dipendenti) Province e uffici periferici Già la prossima settimana dovrebbe arrivare il Dpcm sul passaggio ai comuni delle funzioni amministrative fin qui esercitate dalle Province che vengono considerate di esclusiva competenza statale

Fonte: Il Sole 24 Ore

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