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Spending, «fase 3» con le incognite statali e Province

Chiudere subito la partite ancora in sospeso su statali e province. Sono le due “pratiche” sullo strategico versante della spesa che il nuovo governo Letta, se davvero nascerà, dovrà immediatamente disbrigare. Anche perché senza aver definitivamente collocato queste due tessere nel mosaico dei primi due step di spending review avviati dall’esecutivo Monti diventerebbe tutta in salita la strada che porta alla “fase 3″ della revisione della spesa. Senza la quale sarebbe molto arduo individuare almeno una parte delle necessarie coperture per il pacchetto degli interventi fiscali in rampa di lancio: dalla riduzione dell’Imu al rinvio della Tares fino allo stop dell’aumento dell’Iva in calendario a luglio.
Le prime due tranche di “spending” messe in moto dall’esecutivo uscente garantiranno a regime quasi 12 miliardi di risparmi. Ma il piano Monti è rimasto amputato in due punti chiave: la riduzione delle Province, congelata per tutto quest’anno dal Parlamento, e la riorganizzazione del pubblico impiego con lo smaltimento degli esuberi facendo leva su prepensionamenti e mobilità oltre che sui ricollocamenti. Sul fronte degli statali, i decreti attuativi sono stati varati, seppure con qualche ritardo rispetto alla tabella di marcia originaria. Ma resta da compiere il passaggio più difficile: la trattativa con i sindacati sulla gestione degli esuberi. Una trattativa che necessariamente si incrocerà con l’emergenza precari nella pubblica amministrazione: entro maggio, quindi in tempi strettissimi, occorrerà prendere una decisione sulla proroga.
Non semplice anche la “pratica” Province. Nello stesso documento dei saggi economici nominati dal Capo dello Stato, che fungerà da rotta di riferimento per il nuovo Governo, si dice di fatto che un intervento sulle Province non può più essere rimandato. Enrico Letta dovrà anzitutto decidere se scongelare la riduzione congegnata dal precedente esecutivo oppure se fare leva su una riforma più a vasto raggio. In ogni caso dovrà essere fatta una scelta anche in funzione del processo di spending review. Che dovrebbe ora essere sviluppato con una terza fase per recuperare 12-15 miliardi di risparmi nei prossimi tre anni, agendo soprattutto sugli acquisti di beni e servizi della Pa, sulla riorganizzazione delle strutture periferiche dello Stato e dei ministeri e su una nuova potatura degli enti pubblici.
Un rafforzamento della “spending” considerata necessaria anche dalla Banca d’Italia nella recente audizione in Parlamento sul Def. Ma c’è anche chi, come la Corte dei conti, mette in guardia sui ristretti margini di intervento rimasti a disposizione. Sempre nell’ambito delle audizioni in Parlamento sul Def il presidente della Corte, Luigi Giampaolino, ha detto che «consolidare i risparmi di spesa del passato triennio rappresenta un obiettivo primario». Ma ha anche fatto notare che «potrebbe rivelarsi non agevole individuare ulteriori riduzioni di spesa con cui coprire quegli interventi che ancora non compaiono nei quadri programmatici e il cui finanziamento porterebbe a superare il limite di indebitamento del 3%».

IN TRE TAPPE
Le prime due fasi
Il governo Monti ha avviato due fasi di spending review dalle quali, a regime, dovrebbero arrivare quasi 12 miliardi di risparmi. Allo stato due interventi sono rimasti al palo: la riduzione delle Province congelata per tutto l’anno dal Parlamento alla fine della scorsa legislatura e la gestione degli esuberi nel pubblico impiego su cui va avviata la trattativa con i sindacati
La «fase 3»
Il nuovo governo dovrà mettere in moto una terza fase di revisione della spesa pubblica per recuperare dai 12 ai 15 miliardi nei prossimi tre anni. Tra le voci nel mirino, gli acquisti della Pa di beni e servizi, la riorganizzazione delle strutture periferiche dello stato e dei ministeri

Fonte: Il Sole 24 Ore

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